Memo acquatico

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
Si può mai veramente lasciare la vasca? Da ogni prospettiva, dai tuffi al nuoto , prima o dopo, da ex o da allenatori si ritorna sempre. Basta un memo acquatico...

Ton, ton, la tavola che si flette. Avete presente il trampolino prima di quell’attimo che ti porta per aria e quello sblong sibilato che ti segue amplificato mentre danzi librato nell’aria, che pari un angelo senza ali ? In un metro sopra l’acqua è quasi impercettibile, per noi non tuffatori. Ma per Tania Cagnotto quella ripetizione provata a spanne migliaia di volte è una somma di alchimie atletiche pazzesche. Un momento che vale un eterno tuffistico, ma la domanda fondamentale è finirà mai la competizione anche per l’angelo Tania? La frase voglio trasmettere la mia passione già contiene la risposta futura che, cambiate le prospettive,  il memo acquatico è ritornare sempre sul luogo del tuffo. A respirare quel sapore, quel sibilo unico e inebriante.

Il luogo della passione e del training, lo stesso che ha ripreso in vasca natatoria il metodologo-allenatore del nuoto Paolo Penso che fu coach della celebrity Laure Manuadou e che oggi si riscopre a sessantatrè primavere più di un Memo acquatico da riproporre. Memo come il cognome di Letizia, la sua unica e talentuosa atleta sedicenne che allena a rana, pronta alla vetrina degli Eurojunior prossimi. Intanto la sveglia per coach Penso suona alle 4.30 del mattino. Tutti i santi giorni natatori, a sporcarsi le mani col cronometro, grazia e delizia, mantra della competizione che non ti abbandona mai. Il tempo dei sessanta chilometri che lo separano dalla piscina di allenamento a Mestre, e la passione da trasmettere ha quel sapore unico in vasca. Un Memo acquatico, da tenere a mente.

zicche@swimbiz.it