Elena di Liddo a Tokyo a metà, pronta a prendersi tutto a Budapest

«Siamo nati per soffirire». E lei che di dolori veri ne ha passati tanti nella vita, sa bene cosa significhi questa espressione. Elena Di Liddo, la 28enne farfalla di Bisceglie vola a Tokio, è vero. Ma solo a metà. Ci vola in staffetta perché il crono con cui ha vinto oggi pomeriggio il titolo italiano nei 100 farfalla (57.85) è sotto al limite richiesto (57.92) per la 4x100 mista, ma non centra il pass nella gara individuale per appena 35 centesimi (il limite era 57.50).
L’appuntamento è solo rimandato, ne siamo certi: all’orizzonte ci sono subito gli Europei di Budapest dove poter subito riprovare e il tempo limite Di Liddo lo ha già nelle braccia. Se non avesse perso qualcosa di troppo in partenza forse non staremmo qui nemmeno a parlare, ma la storia non si fa con i se e con i ma e lei, che per troppa sfortuna tante volte in questi anni ha raccolto meno di quello che avrebbe meritato, lo sa bene. Il suo venerdì santo di passione non sboccia nella pasqua della rinascita, ma con l’oro davanti all’eterna rivale Ilaria Bianchi, Di Liddo può sorridere. A dicembre in zona mista piangeva per rabbia, oggi ha trasformato quelle lacrime in forza. E fa niente se bisognerà ancora soffrire. Se si è nati per questo lo si può sopportare. La frase è di Lorenc Feleqi, il direttore sportivo della Netium Giovinazzo, la squadra in cui l’atleta, oggi tesserata per l’Aniene, è cresciuta e dove tuttora si allena agli ordini del suo tecnico di sempre Raffaele Girardi. A Riccione lui non c’era, ma in tribuna con il fiato sospeso ha seguito la gara papà Mauro insieme a tanta parte della truppa pugliese. Erano tutti a fare il tifo per lei perché chi conosce la storia di Di Liddo non può non amarla. Un allenatore poco prima della gara ci ha detto: «Spero davvero che possa fare il tempo per Tokio, lo spero come se fosse una mia atleta». Nel nuoto succede questo, davvero. I sentimenti valgono più di una medaglia olimpica.


Patrizia Nettis per Swimbiz

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