Aveva ragione Cesare Butini, il rinnovamento generazionale passa dall’integrare il “vecchio” con il “nuovo”, mettere in un mixer nuovi ingredienti e miscelarli con una base solida a volte può portare ad un gusto azzardato ma spesso si rivela la scelta vincente. A Lublino la nazionale azzurra ha fatto il botto di medaglie, vincendo la classifica del medagliere per la prima volta con un’ultima serata da urlo, un crescendo di emozioni e di podi che riconciliano con le assenze di nomi che garantiscono medaglie sicure, vedi Greg Paltrinieri, per scelta o Benedetta Pilato, per causa forza maggiore ( giustizia sportiva).
Il livello tecnico, nonostante le defezioni di alcuni grandi campioni o l’assenza delle federazioni russofone, è stato alto, con record battuti e primati personali ritoccati e mai come questa volta i nostri rappresentanti sono stati grandi protagonisti.
Le parole del Direttore Tecnico sono evocative : “ E' un'Italia che si ammira per impegno, che ci rende orgogliosi, che consolida il suo ruolo di protagonista. La squadra si è comportata benissimo dalla più piccola Alessandra Mao ai capitani Silvia Di Pietro e Lorenzo Zazzeri, passando per i nostri campioni olimpici; si è avvertito il senso di unione, partecipazione e appartenenza alla maglia nazionale. Il livello europeo è cresciuto molto e l'Italia ha risposto sia coi singoli che con le staffette, con molteplici primati personali e alcuni record storici come il mondiale della 4x50 stile libero mixed, quelli di Curtis nei 100 stile libero e di Quadarella negli 800. Dobbiamo continuare a lavorare duro per alimentare densità ed intensità, per facilitare l'inserimento in gruppo dei più giovani, incentivare la crescita degli atleti e tutelare i più maturi. I progetti federali prevedono raduni, esperienze all'estero, partecipazione a competizioni internazionali di verifica e nel contempo interventi di supporto alle società anche di natura tecnico-formativa per gli allenatori più giovani e di aggiornamento per i più esperti. L'obiettivo è continuare ad alimentare la dimensione dei praticanti, la base del movimento da cui emergono i campioni del domani, scoprendo e formando gli atleti di interesse nazionale. Ci aspetta un anno di lavoro per crescere ancora e arrivare supercompetitivi ai campionati europei di Parigi e pronti per il biennio che ci condurrà ai mondiali di Budapest e alle Olimpiadi di Los Angeles".
Analizzando le singole prestazioni personalmente metto sul podio per prima Simona Quadarella, la sua è stata la prova di assoluta maturità, ha dimostrato che il cambio di allenatore le ha portato giovamento e consapevolezza della sua grandezza “mondiale”, a 27 anni ha ancora la voglia di sacrificio per puntare decisamente verso Los Angeles 2028 da protagonista. Sicuramente la grandezza di Thomas Ceccon è sotto gli occhi di tutti, ha quel non so che che lo colloca tra le grandi star del nuoto mondiale, accendendosi o spegnendosi a comando, solo se quello che lo circonda gli interessa molto meno, con le sue battute “social” che ai più sembrano fuori luogo ma che nel suo mondo hanno senso, un Angelo Duro del nuoto italiano, o la ami o lo odi.
Sul terzo gradino del mio podio virtuale non posso che posizionare le staffette azzurre, magico mix che mai come in questa edizione rappresenta proprio il sunto della combinazione delle generazioni a confronto, in meccanismi super oliati sono entrati nuovi protagonisti che si sono esaltati senza errori ed hanno portato ad avere una nazionale “cannibale” tra i maschi e le femmine non c’è distinzione.
Ultima nota un plauso a Silvia Di Pietro, classe 1993, fenice che risorge sempre dalle sue ceneri ( infortuni ) che avrebbero “ammazzato” ma non lei, bellissimo vederla emozionata quando al termine della staffetta finale Irene Burato dice candidamente “ per me è un onore gareggiare con Silvia che ho sempre ammirato nel guardarla da piccolina perché in televisione”.
Ora si torna in acqua a Riccione da giovedì 11 per gli assoluti italiani, sarà vetrina e passerella per omaggiare questi grandissimi ragazzi.
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