La vetrina del nuoto giovanile nazionale apre i battenti a Riccione, benvenuti nel mondo dei Criteria 2026!

Tutto pronto allo Stadio del Nuoto di Riccione per l’appuntamento che, come ogni anno, trasforma la Romagna nel cuore pulsante del nuoto azzurro. Da domani, giovedì 26 marzo, i migliori talenti del vivaio nazionale si tufferanno in vasca corta per contendersi i titoli giovanili e sognare un futuro tra i grandi.
I Criteria Nazionali Giovanili non sono solo una gara: sono il termometro del movimento natatorio italiano, una vetrina dove emergono i campioni di domani e dove la densità tecnica raggiunge livelli altissimi. L'evento, come da tradizione, è suddiviso in due segmenti distinti per permettere la migliore gestione logistica dei circa 2.000 atleti attesi; la sezione femminile aprirà la manifestazione dal 26 al 29 marzo mentre la sezione maschile andrà in scena dal 30 marzo al 2 aprile.
Le gare si svolgeranno nella vasca da 25 metri, con sessioni mattutine e pomeridiane che copriranno tutte le distanze, dai velocissimi 50 stile libero fino alle fatiche del mezzofondo (800 e 1500 stile libero), senza dimenticare le spettacolari staffette che mettono alla prova la solidità delle società partecipanti.

Una vetrina importante, dove sono esplosi praticamente tutti i protagonisti del nuoto azzurro e dove, a volte, si sono infranti i sogni di chi vedeva questo appuntamento come il trampolino di lancio di una carriera agonistica ad alto livello. Non sempre i sogni e le speranze dei ragazzi sono andati di pari passo ma l'importante è affrontare questi momenti con lo spirito giusto vivendolo come un punto di partenza e mai d'arrivo.

Quale è il termometro del nuoto giovanile in Italia, lo abbiamo chiesto a due tecnici di altissimo spessore che hanno vissuto e vivono tutt'oggi a contatto con giovani realtà e campioni affermati, Matteo Giunta e Massimiliano di Mito.

Per l'allenatore di Nicolò Martinenghi, al Centro Federale di Verona, "i Criteria rappresentano senza dubbio un momento centrale nel percorso del nuoto giovanile italiano: un’occasione preziosa di confronto, crescita e verifica del lavoro svolto. Proprio per questo, credo sia fondamentale mantenere uno sguardo lucido sul loro reale significato. Colgo l’occasione -continua Giunta - per rimarcare con forza un concetto per me fondamentale : noi allenatori abbiamo una responsabilità profonda nei confronti dei ragazzi che seguiamo. Il nostro compito non è quello di inseguire il risultato immediato, ma di costruire nel tempo i prerequisiti per formare atleti solidi, completi e duraturi. Questo richiede programmazione, competenza e soprattutto rispetto delle fasi di sviluppo.

Quando, a 12 13 o 14 anni, si propongono volumi e intensità non coerenti con l’età, si rischia di ottenere prestazioni elevate nel breve termine che però non sono espressione di un reale percorso di crescita, bensì il risultato di un carico eccessivo. È una dinamica che può apparire vincente nell’immediato, ma che spesso si rivela controproducente nel medio-lungo periodo. Per questo i Criteria devono rimanere una tappa di passaggio, non un punto di arrivo. Una fotografia utile, ma non definitiva. Ciò che personalmente trovo più delicato è l’enfasi crescente sulle performance in età così giovani. Questa attenzione, se non ben gestita, rischia di generare aspettative sproporzionate, soprattutto da parte dei genitori, con ricadute significative sul modo in cui i ragazzi vivono lo sport. E credo che il vero obiettivo - conclude il tecnico marchigiano - prima ancora del risultato, sia proprio questo: permettere ai giovani atleti di costruire un rapporto sano, equilibrato e duraturo con il nuoto, più in generale con lo sport. Perché è da lì che nascono, davvero, i risultati più importanti."

L'importanza del lavoro quotidiano dei tecnici e delle società sul territorio sono punti fondamentali per Max Di Mito, tecnico di lungo corso che ha portato la sua esperienza nelle piscine di tutto l'italico stivale, dopo gli ultimi anni trascorsi in Puglia è tornato nella sua Emilia Romagna stabilendosi proprio a Riccione mentre il suo lavoro lo ha portato a Ravenna con la Coopernuoto, dove ricopre il ruolo di Direttore Tecnico della società nativa di Carpi ma con diverse piscine in regione.

Un analisi che Di Mito "titola" così: "CRITERIA GIOVANILI: LO SPECCHIO DEL NUOTO ITALIANO (E LE SUE SFIDE FUTURE)"
" I Criteria rappresentano da sempre un passaggio fondamentale per osservare da vicino lo stato di salute del nuoto giovanile italiano. Sono un palcoscenico privilegiato, non soltanto per misurare il valore dei singoli atleti, ma soprattutto per cogliere le tendenze di un movimento che, negli anni successivi, sarà chiamato a rinnovare e alimentare la Nazionale assoluta. Se il Campionato Italiano Assoluto evidenzia quanto il nostro sistema sia sostenuto, ad alto livello, dai gruppi sportivi militari — che garantiscono agli atleti condizioni economiche e strutturali indispensabili per competere — i Criteria, al contrario, raccontano il lavoro quotidiano delle società civili. Ed è un lavoro che, nel complesso, continua a produrre risultati di grande qualità, come dimostra il fatto che l’Italia, in ambito giovanile internazionale, è stabilmente tra le nazioni più competitive. Questo non è un caso. Negli ultimi anni si è assistito a un’evoluzione significativa anche nella figura dell’allenatore: molti giovani tecnici oggi presentano livelli di preparazione estremamente elevati, spesso affiancati da professionisti di grande esperienza. È un connubio virtuoso, che segna un cambiamento culturale importante. Finalmente si è compreso che il sapere non va custodito, ma trasmesso, e che i giovani allenatori rappresentano una risorsa, non una minaccia. Si è attenuato, almeno in parte, quel fenomeno che vedeva alcuni tecnici più esperti irrigidirsi in posizioni conservative, ostacolando l’emergere di nuove competenze. Il nodo storico: dal talento giovanile al livello assoluto Accanto a questi aspetti positivi, permane tuttavia una criticità storica del nuoto italiano: la difficoltà nel trasformare l’eccellenza giovanile in eccellenza assoluta, soprattutto in ambito internazionale. Negli ultimi anni, il settore maschile sembra aver intrapreso un percorso più solido e continuo. Atleti delle classi 2006 e 2007 — come D’Ambrosio, Bacico, Ragaini e Potenza — stanno già dimostrando di poter competere con credibilità anche nel contesto assoluto internazionale. Questo rappresenta un segnale importante di maturazione del sistema.

 


Diverso, invece, il discorso per il settore femminile. A livello europeo, le nostre atlete continuano a essere competitive; ma nel momento in cui il confronto si sposta sul piano mondiale, emergono con evidenza alcune fragilità strutturali. La costruzione (mancata) nel settore femminile. Le ragioni di questo divario sono molteplici e complesse, ma una delle più rilevanti risiede, a mio avviso, nella mancanza di una preparazione sistematica e strutturata fuori dall’acqua, fin dalle categorie giovanili. Troppo spesso le atlete più talentuose riescono a raggiungere risultati di alto livello già a 14–16 anni, ma senza un percorso di costruzione fisica realmente orientato al lungo termine. Si tratta di prestazioni che si fondano su qualità naturali e su un buon lavoro in acqua, ma che non poggiano su basi sufficientemente solide per sostenere l’evoluzione richiesta dall’alto livello assoluto. Il risultato è che, con il completamento dello sviluppo biologico, emergono difficoltà prevedibili: cali di rendimento, stagnazione della crescita, e in alcuni casi anche abbandono dell’attività. Atlete che avrebbero potuto rappresentare il futuro del nuoto italiano vedono ridimensionarsi, talvolta drasticamente, il proprio percorso. Un modello non sviluppato L’Italia ha avuto un esempio straordinario in questo senso: Federica Pellegrini. Il suo percorso avrebbe potuto rappresentare un modello di riferimento per la costruzione dell’atleta femminile nel nuoto moderno. Tuttavia, più che essere analizzato e sviluppato, è stato spesso considerato come un caso unico, difficilmente replicabile. Non tanto un punto di partenza su cui costruire, quanto un’eccezione da ammirare. Questo ha probabilmente rallentato un processo di evoluzione metodologica che avrebbe potuto portare benefici più ampi all’intero movimento. Aspetti culturali e identità dell’atleta A questo si aggiunge un tema più ampio, di natura culturale e psicologica.
Durante la fase finale dello sviluppo, molte atlete si trovano a confrontarsi con cambiamenti corporei significativi. In un contesto sociale fortemente influenzato da modelli estetici spesso lontani dalla realtà dello sport di alto livello, questo passaggio può diventare complesso. Non si tratta di una questione individuale, ma di un fenomeno diffuso: l’accettazione di una fisicità più strutturata — necessaria per competere ai massimi livelli — può entrare in conflitto con gli stereotipi dominanti. Questo genera, in alcuni casi, momenti di difficoltà che incidono anche sulla continuità del percorso sportivo. Nel panorama internazionale, soprattutto nei paesi anglosassoni e del Nord Europa, si osserva invece una maggiore naturalezza nell’integrare lo sviluppo fisico all’interno del percorso dell’atleta. La costruzione muscolare è considerata parte integrante della prestazione, non un elemento da gestire con cautela. Atlete come Freya Anderson rappresentano bene questo approccio: una fisicità solida, sviluppata in funzione della prestazione, pienamente accettata e valorizzata. Una direzione necessaria Il talento, in Italia, non manca. I Criteria lo dimostrano ogni anno con grande evidenza. La vera sfida, oggi, è costruire quel talento in modo più consapevole, strutturato e lungimirante, soprattutto nel settore femminile. Questo significa intervenire su più livelli:
• preparazione fisica precoce e programmata • cultura dell’allenamento fuori dall’acqua • supporto nella gestione dello sviluppo e dell’identità dell’atleta • continuità metodologica tra settore giovanile e assoluto Concludendo, i Criteria continueranno a essere uno straordinario osservatorio sul futuro del nuoto italiano. Ma per trasformare quel futuro in risultati concreti a livello mondiale, sarà necessario compiere un ulteriore passo in avanti. Il talento c’è, ed è evidente. Ora serve il coraggio — e la competenza — per costruirlo fino in fondo. 

Un analisi a tutto tondo esternata da chi mastica cloro ogni giorno ed ha il polso della situazione del movimento natatorio nazionale, Matteo e Max sono la punta di un iceberg di una struttura

tecnica di altissimo livello che in Italia ci permette di avere un costante ricambio generazionale nonostante la carenza atavica di strutture, soprattutto al sud, che spesso costringono i nostri futuri campioni alla scelta se continuare, spostandosi a centinaia di chilometri da casa per avere un futuro, oppure abbandonare appendendo il costume al chiodo e riponendo il proprio sogno nel cassetto.

Ma Riccione si conferma ancora una volta la "casa del nuoto", aprendo una stagione primaverile che culminerà poi con i Campionati Assoluti di aprile. Per questi giovani atleti, il viaggio verso il sogno olimpico o mondiale inizia proprio da qui, tra il cloro e l'adrenalina della vasca romagnola.

 

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