Mondiali di Nuoto Singapore 2025: Essere Ceccon, fenomenologia del mondo di Thomas.

Copyright foto: deepbluemedia per federnuoto

 

Non è facile interpretare un personaggio come Thomas Ceccon, ha diversi lati da cui osservarlo e diverse letture del suo carattere e del suo modo di approcciarsi al mondo del nuoto.

Lo si può amare e lo si può odiare allo stesso tempo, rispettarlo nelle sue scelte o criticarlo per i suoi atteggiamenti, nel bene e nel male non è mai banale.

 

Lo seguo da quando è entrato nel mondo dei “grandi” ai suoi primi Criteria giovanili a Riccione quando guardando questo “spilungone” dinoccolato andare dalla camera di chiamata ai blocchi di partenza con lo sguardo super concentrato aveva un suo particolare fascino che lo metteva subito in luce. Vinceva a stile, a dorso, a rana e a farfalla con una facilità disarmante, unendo poi il tutto lasciava le briciole a chi gareggiava anche nei misti.

Un predestinato si dirà, termine ultimamente abusato nel mondo dello sport, ma non per lui, ha dimostrato una capacità straordinaria che lo ha portato al record del mondo e all’oro olimpico dello scorso anno.

Ha avuto il coraggio, la possibilità e la capacità di staccare dopo Parigi per riprendere nuotando e serfando per tre mesi in Australia, un modo per potersi confrontare con realtà ben diverse da quelle che ha frequentato negli anni a Verona, dimostrando ancora una volta che aveva ragione lui.

 

Poi a questi mondiali si presenta nelle batterie con un fare - solito per lui - che ha fatto affermare al duo Meca-Sacchi di mamma Rai: “ non fatelo a casa” riferendosi all’atteggiamento che il veneto ha nel calcolare al centesimo la previsione del tempo da marcare per passare al turno successivo, situazione che crea un sano “panico” nei tecnici al seguito della Nazionale. Poi vince il bronzo nei 50 farfalla, chiunque sarebbe felice, cavolo e’ un mondiale, ma lui non è soddisfatto, vorrebbe che la World Acquatics cambiasse la sequenza delle gare per evitare, come successo oggi, di fare le semifinali dei 100 dorso prima della finale dei 50 farfalla, situazione che, a sua detta, gli ha precluso la sicura vittoria dell’oro con un tempo nettamente migliore di quello nuotato oggi che comunque gli ha fatto ritoccare di un centesimo il suo record italiano.

Domani la finale dei 100 dorso, la collega Elisabetta Caporale, notando la delusione nelle poche parole di Thomas ( poche ma buone per chi ha orecchie affinate ad intendere le sue esternazioni) gli dice di resettare tutto e ripartire da zero, lui ammicca, dice che la vittoria se la contenderanno in due ( uno dei due dice che è ovviamente lui, a buona ragione) ma va via lasciando un sapore amaro nella bocca del sottoscritto, per quello che avrebbe voluto dire ma non ha detto.

Prima di partire per Singapore Ceccon ha rilasciato una interessante intervista ad a Emanuela Audisio, storica firma sportiva de La Repubblica, in cui il nostro si è raccontato a tutto tondo, affermando, tra le altre cose, che per lui “ o vinco o vinco” che la “medaglia copre ma non scalda” e che essere ricordato per quello che dormiva sulla panchina del villaggio olimpico e non per l’oro alla fine gli da fastidio. Ma il punto in cui mi voglio focalizzare, e che secondo me è il pensiero che in questo periodo frulla nella sua testa, riguarda i riconoscimenti anche economici di chi si sacrifica al dio nuoto :  “Sono diventato un grande fan di Sinner anche perché ogni suo incontro è ben segnalato - afferma nell'intervista - Il tennis è uno sport seguitissimo, dagli sponsor e dalla tv. È quasi a ciclo continuo, resta per ore e per giorni sul piccolo schermo. Perdi un match? Puoi rifarti la settimana dopo. Chi vince Wimbledon guadagna 3 milioni e mezzo di euro, meritatissimi, per carità, ma non c’è confronto con una gara di nuoto dove se ti va bene prendi 15mila dollari. E dove magari ti confondono con un altro. Siamo squali, ma restiamo pesci piccoli”.

Appunto lui si sente uno squalo ma in un mondo, quello del nuoto mondiale, che è ancora considerato un acquario mediatico e non un oceano dove poter essere libero di fare e di disfare e dove il valore di un grande atleta possa essere riconosciuto anche e soprattutto economicamente parlando.

Ribadisco, questa è una mia impressione, un modo di leggere un ragazzo di ventiquattro anni da Thiene che ha la consapevolezza di essere diventato un simbolo ma che vorrebbe diventare un brand. Thomas lo squalo in un mondo di pesci piccoli..

 

palazzo@swimbiz.it

 

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