Il Boss veste Praga

Il commento di Swimbiz: A Swimbiz.it l'ex azzurro Paolo Bossini racconta i suoi primi mesi alla guida del nuoto Ceco, al Centro Federale di Praga.

Copyright foto: Paolo Bossini

Fa strano indossare i colori di un altro Paese, dopo che per anni ha vestito la maglia azzurra da straordinario interprete della rana. E al tricolore, ha sempre mischiato un po’ di gialloblu “Ho anche il tatuaggio C. C. A.” ricorda a Swimbiz.it Paolo Bossini, Head Coach della nazionale Ceca. Che ha trovato qualcosa del Circolo Canottieri Aniene anche in Repubblica Ceca “Atleti che vivono vicino alla piscina, uno staff completo che li segue… - la disponibilità economica non è ancora paragonabile – ma il Paese è in crescita e continua a investire, in futuro potrebbero aumentare i mezzi anche qui al Centro Federale”. Una squadra di livello è ormai necessaria per competere al top? “Per come si è estremizzato il livello del nuoto, realisticamente direi di .

Da sx Paolo Bossini, l'atleta Zavadova e l'assistant coach Tomas Brtnik
Da sx Paolo Bossini, l'atleta Zavadova e l'assistant coach Tomas Brtnik

E necessario è adattarsi “Nessuno si era fatto avanti in Italia. Ho avuto la fortuna di trovare che investisse in me”.  L’iniziale nostalgia “Sparisce col tempo. Penso ancora ai ragazzi che ho allenato a Pesaro(leggi qui),ma col sorriso”. Tutti danno una mano “L’ambasciatore Aldo Amati e un amico di famiglia, Alesssandro Pucci. Il mio assistant coach, Tomas Brtnik, è molto paziente”. I giovani parlano inglese “Ma sto studiando il Ceco. Lingua ostica, ma mi aiuta mia figlia che la impara a scuola” perché dietro a un tecnico all’estero, c’è una famiglia che vive insieme a lui il difficile momento dell’integrazione.

Lì il concetto di gruppo sportivo militare è legato unicamente ai tempi della Cecoslovacchia comunista e non ha toccato il nuoto contemporaneo “Nuotano per passione, i guadagni sono miseri. Tutti hanno come priorità lo studio all’università, anche gli atleti olimpici. Ma si dimostrano molto più maturi rispetto ai loro 17 anni, pronti a sputare sangue”. Si parte quasi da zero, il sogno sarebbe lasciare un’eredità “Ma andiamo per gradi. Prima devo dimostrare di essere un buon allenatore: far assimilare loro nuove metodologie, farli crescere e, in seguito, provare a vincere qualche medaglia”. Sei atleti sono già qualificati ai Mondiali in corta di Windsor, primi passi fuori dai sacri confini. Saranno presenti anche al Settecolli, preceduto da un collegiale italiano. Dove? “Probabilmente all’Aniene” ça va sans dire.

moscarella@swimbiz.it

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