C’eravamo tanto amati, anzi no

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
 L'analisi di uno dei momenti più delicati della storia della Federnuoto

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La questione riguarda Coni e Fin. Ma alla fine la sfida all' ok Corral è a due: Giovanni e Paolo, nome da santi per Malagò e Barelli, spirito guerriero e oltre per entrambi. Due fuoriclasse, ognuno nel suo. Paolone il Presidente è l'immagine a somiglianza del nuoto italiano degli ultimi venti anni. Vincente ma sempre in quella linea barelliana che sembra non finisca mai da quando il nostro nuotava con la leadership del gruppo, il primo, che conquistò la prima medaglia mondiale al maschile. Da allora tutto si è sviluppato secondo il Barelli pensiero: questa è la mia famiglia, il mio mondo il mio presente e il mio futuro. Fuor dai confini , ormai, presidente Len e prossimo (si vocifera) Fina. E poi lui Giovanni "Charme" Malagò che di acquatica ha conquistato la statura da presidente Aniene e, poi, del Comitato mondiale di Roma 09. Un fuoriclasse delle relazioni, dell'organizzazione, oltre che dei campi di calcetto frequentati prima delle piscine. Fino all'acqua divenuta prima calda e poi bollente dell'incrocio con il fuoriclasse Barelli. Non poteva finire a tarallucci dopo che nel 2007 del mondiale di Melbourne Malagò scaraventava la mediatica capacità da presidente di Federica Pellegrini. Il resto è cronaca,il volemose bene per un mondiale casalingo, fino alla esplosione finale della conferenza stampa di chiusura in sala Rossa al Foro Italico con tanto di veleni .Fino a ieri, passando per la vetrina web del Coni con tanto di "accuse" via comunicato stampa e la risposta immediata, sempre via web, sul sito federale. Come andrà a finire lo sapremo, forse, solo dopo l'olimpiade di Sochi. Ma gli strascichi di questa guerra avranno certo conseguenze non positive per il mondo del nuoto che ha bisogno di serenità, oggi più che mai. C'eravamo tanto amati, anzi no
 
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