Cinquemila metri, sopra il mare

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
Combattenti di mare, Rachele e Giulia. Non arriva la medaglia in questi cinque chilometri, ma il fondo va così…

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Rachele Bruni (Deepbluemedia)

Quella cuffia nera un po' così. ITA in bianco, come Italia, che svetta tra i fiotti di un mare leggermente increspato. Pare poesia, quasi che la piccola onda che contiene quel gruppo di ondine marine si faccia liscia il più possibile al suo passaggio. Sono due le azzurre che fanno la gara nella gara, Rachele Bruni e Giulia Gabrielleschi, cinque chilometri velocissimi segnati in un ideale percorso tra enormi boe gialle. Coperte, le nostre. Con quelle cuffie così visibili, a tratti. Ridossate, parrebbe il marino suggerimento, compresse come quell’onda che si fa elastico. Un po' di qua, un po' di là, il gruppone si contrae e si allarga, poi si distende con la solita posizione a imbuto, e il vertice è lì che si fa tentativo arrogante di scappare.

Ma poi tutto si ricuce, e si risucchia. Contatto continuo, occhialini che volano, e passione tanta. Come pesci che tentano di trovare la loro traiettoria e via di fuga. Acqua che si fa bianca, frequenza delle braccia che improvvisamente si fa mulinello. E’ Poesia vera, altroché, questo nuoto di fondo. Cinquemila metri sopra il mare. Ultimi metri che sembrano, per velocità, farsi tutto improvvisamente piscina. Ma non è confusione senza corsie. Si arriva infine alla ricerca convulsa del podio, ma per noi non è medaglia. Quinta e sesta purtroppo, in questa lotteria acquatica di arrivo.

 

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