Codice Blu

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
Mentre in Brasile sono al via i grandi eventi e in Italia si discute di profondo rosso nel calcio italiano, urge un’analisi a bordo vasca…

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Non è per fare il verso al servizio di Sky Sport sul sistema calcio all’italiana (ieri sera la prima del “Codice Rosso”, canale 251) ma un paragone “calcistico” è quasi opportuno con il nostro nuoto. Santo pallone in Italia è in crisi, di risultati internazionali e di movimento complessivo, molto dietro ai grandi club in Europa, con la nazionale che esce da un mondiale brasiliano con un’immagine e risultati da ricostruire. Come ce la caviamo bordo vasca? L’analisi deve partire obiettivamente e oggettivamente dai risultati ultimi, quindi ci dobbiamo rifare ai campionati europei. Numeri importanti sono usciti da Berlino, 23 medaglie complessive, 15 solo nel nuoto. E una classifica che ci sorride, tra le corsie della piscina: siamo davanti alla Francia, quarti, mentre nel totale complessivo con le altre discipline acquatiche agguantiamo la terza posizione. Sorridiamo di gusto, ma con i piedi per terra come dice Paolo Barelli, numero uno del nuoto italiano. E’ evidente che l’Europa è una cosa, il mondo globalizzato del nuoto un’altra. Nel 2015 sarà la volta del check mondiale, poi tutti i ragionamenti e le analisi si chiuderanno a Rio 2016. Punto primo, il nuoto italiano è sempre e comunque Pellegrino, nel senso che immagine e marketing dipende ancora per massima parte dai risultati di Federica Pellegrini, regina incontrastata e traino della visibilità mediatica fuori dai confini del circuito vasca. Un’opportunità ma anche un grande limite per il futuro: la Pelle concluderà a Rio la carriera e ad oggi l’erede o gli eredi sono ancora difficili da identificare. Gregorio Paltrinieri è certamente un grande asso nella manica tutto da esplorare, anche se poi la visuale dei 1500 metri ha un evidente gap con le più mediatiche specialità della velocità a stile libero. Poi, comunque, non è detto che la conquista di un risultato venga pari passo alla creazione di un personaggio a tutto tondo. Dalla gara regina non escono certo segnali incoraggianti, anche se poi la finestra è sempre aperta a trovare un altro italiano, come fu Magnini nel 2005, che riesca a colmare il gap con i soliti noti dominatori. Potrà mai nascere un Phelps da noi? Tutto è possibile, ma certo non passa solo dalla capacità unica e dai geni trasmessi dalla famiglia Pellegrini alla numero uno del nuoto tricolore. Tutto passa dalle attività del territorio, dal lavoro congiunto con le società che sono l’unico e vero tassello fondamentale per la crescita, e dai tecnici che sul mondo giovanile hanno un’attenzione costante, ma che perdono poi la spinta negli anni successivi quando poi si tratta di ribadire . Gli azzurrini dominano la scena da sempre, poi tranne eccezioni abbiamo difficoltà a replicare a livello assoluto.  Certo a supporto ci deve essere una rivoluzione marketing che tocchi tutti gli aspetti del nostro nuoto. Non capisco perché una realtà come Fiat sponsorizzi il nuoto brasiliano e da noi abbia abbandonato da tempo la vision sulla vasca. E come dice Marcel Vulpis, direttore dell’agenzia giornalistica specializzata SportEconomy “bisogna ragionare sui grandi eventi portando il grande nuoto internazionale e i suoi personaggi a calcare la scena di un paese che ha ancora e solo il Settecolli come grande vetrina mondiale”. Insomma se il calcio italiano è da Codice Rosso il mondo del nuoto tricolore è da Codice Blu. Senza troppo adagiarsi sugli allori della corsia
 
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