Coffe-break con Anthony Ervin: il nuoto in prima serata tra età, filosofia e show

Il commento di Swimbiz: A Swimbiz.it il campione olimpico statunitense. Tra carriere che si allungano e uno sport, il nuoto, unico per limiti e per opportunità.

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Sotto quel groviglio di tatuaggi, c’è un ragazzo riflessivo e attento a ponderare con cura ogni risposta. Sulla sua tavola, accanto a piatti e bicchieri, troneggia la voluminosa biografia di Myamoto Musashi, il più celebre spadaccino nella storia del Giappone. Anthony Ervin è un po’ samurai in quello che fa. Guerriero e filosofo, con massima dedizione e altrettanta tranquillità. Vive il nuoto, più che praticarlo “Fa parte della mia identità, del mio spirito competitivo. E per ora mi permette di pagare le bollette. Oro olimpico a 35 anni nei 50 stile, lo scorso anno a Rio, un record nel nuoto. La questione, per lui, non è nuotare fino a Tokyo 2020, o fino al 2024, o chiudere ‘in casa’ (previa qualificazione) alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 “Ma quanto bene posso fare”. Sonda il mondo master, non a fini agonistici, ma per lo stile di vita.

In futuro, casi come il suo o Dara Torres - argento olimpico a 41 anni - non saranno più eccezioni? “E’ possibile, ma non so se la media delle carriere si allungherà. Oggi ci sono più risorse e possibilità, ma non ancora paragonabili agli sport professionistici americani - dove gli atleti mettono presto su famiglia – mentre nel nuoto statunitense, in pochi oggi prenderebbero la decisione di sostenere una famiglia con quanto guadagnano dal nuoto”. Il nuoto è unico Il corpo umano è fatto per camminare, sedersi, correre… ma non per nuotare – anche per questo è difficile trovare nuotatori in grado di nuotare ogni gara, magari ogni week-end, ai massimi livelli – alla mia età, è già tanto se ottengo la mia miglior performance due volte in quattro anni. Intanto, il nuoto sta gradualmente accettando l’idea di gareggiare in prime time, in prima serata. Londra 2012, Rio 2016, gli ultimi trials olimpici statunitensi, Energy for Swim attualmente in corso a Roma. A Pechino 2008, le finali si disputarono di mattina e la cosa scatenò aspre critiche, come nel periodo pre Rio “Ma un nuotatore deve abituarsi ad affrontare le cose che non dipendono dalla sua volontà. Devi nuotare di sera? Fallo. Devi nuotare in una tempesta? Fallo e non lamentarti. E’ questo il professionismo.

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