Da Renzi e Phelps alle sale operatorie, la comunicazione al tempo di Twitter

Il commento di Swimbiz: Anche nell'acqua, il tweet come ‘comunicato stampa’, i divieti e le polemiche. Ma anche le foto pre o post operazioni in ospedale.

Copyright foto: uisp bologna

Sorride Matteo Renzi, con Orsi, Bocchia, Bosa e Martelli. Era il novembre scorso, dopo il record italiano di società della 4X50 stile Uisp Bologna, poi non ratificato(leggi qui). Già in agosto, il Premier aveva ‘cinguettato’ il suo apprezzamento per i risultati della 4X200 stile donne e di Federica Pellegrini agli Europei di Berlino. “E’ il linguaggio della concretezza” ha detto qualche ora fa Matteo Renzi in conferenza stampa, giustificando il suo uso continuo dei Social. Messaggi immediati e recepibili in tutto il mondo, moderni comunicati stampa. Michael Phelps affidò a un lungo tweet il mea culpa per l’arresto causa guida in stato d’ebrezza; Markus Deibler ha scelto un post su Facebook per annunciare il ritiro dal nuoto. E Federica Pellegrini affida all'uccellino non solo i suoi pensieri, ma anche il 'calendario' delle proprie gare. Tuttavia, a usare i Social Network per comunicazioni ufficiali si rischia di non essere presi sul serio – in un pesce d’aprile, Ryan Cochrane dichiarò di voler passare al Bob, prima di ‘confessare’ su Twitter - per non parlare del pericolo hacker che rubino temporaneamente un account. Forse per questo i Pellemagno scelsero l’Ansa, il maggio scorso, per comunicare pubblicamente la fine della propria relazione; a Capodanno, però, fu la foto del loro bacio twittata sul web a scatenare i rotocalchi. Paese che vai, uso di Twitter che trovi: in Cina i nuotatori sembrano allergici all’uccellino azzurro, mentre il vicino Giappone sembra già più ‘occidentale’ (Kitajima e Hagino su tutti). Certo, tra i cinesi, il rapporto con internet è delicato. Milano Finanza scrive dell’equipe medica del gigante asiatico licenziata in blocco per un selfie in sala operatoria; in Italia, il mondo dell’acqua ricorda le foto di coach Camarda operato dall’ex allievo Camilleri e Klaus Dibiasi affidato alle cure dell’ex tuffatore Zavattini. “In Cina non si può usare Google, ma non giudico le usanze locali e mi sono adattato. Il controllo? Se sei pagato per realizzare un lavoro, è normale che il tuo datore voglia essere aggiornato” spiega a Swimbiz Paolo Malara, ct della nazionale cinese di pallanuoto maschile. E forme di controllo non mancano anche a Occidente. Nelle squadre di basket Nba, s’investono diverse ore nel media training: educare i giocatori a un uso intelligente dei Social Network. A Doha, il francese Mehdy Metella pubblicò prima un duro post contro la Russia, dopo le accuse di doping di stato partite da una video inchiesta tedesca(leggi qui), prima di cancellarlo e scrivere un nuovo post, stavolta di scuse. Australia Swimming, dopo Londra 2012, vietò l’uso di Twitter durante le competizioni. In Italia, il Coni sancì il divieto addirittura prima di quelle Olimpiadi(leggi qui), in cui il nuoto azzurro visse una brutta pagina, legata anche ai social, che portò Filippo Magnini a lasciare temporaneamente Twitter(leggi qui). Quest’anno, la Federnuoto ha pensato anche a un “Invito a un uso corretto dei Social” rivolto ai giovani atleti delle nazionali giovanili.
 
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