Doping e diritto: Perché una squalifica a vita non aiuterebbe l’antidoping

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L'avvocato Silvia Ronchetti
L'avvocato Silvia Ronchetti

Tre anni fa il Presidente dell’agenzia mondiale antidoping (Wada), Craig Reedie (foto), dichiarò alla Bbc che invocare una squalifica a vita per chiunque faccia uso di doping (sia intenzionalmente sia per errore) sarebbe “Legalmente insostenibile”. L’avvocato Silvia Ronchetti conferma a Swimbiz.it “Gli altri atleti non sarebbero incentivati a evitare il doping, ma, anzi, a studiare escamotage per evitare i controlli - è anche vero che questo, in qualche caso, è giàavvenuto - tuttavia, ed è un concetto proprio anche del nostro sistema giudiziario, non la severità, ma la certezza della pena è un deterrente realmente efficace".

Col sistema attuale "Il processo è quasi immediato, la sanzione anche - mentre in caso di squalifica a vita - i tempi si dilaterebbero e il caso perderebbe anche risonanza mediatica". Senza contare che una simile pena "Violerebbe il principio della proporzionalità della pena e l’atleta si potrebbe appellerebbe al tribunale per i diritti dell’uomo”  e, ovviamente, anche in questo caso i tempi della giustizia si allungherebbero. Altro deterrente potenzialmente efficace, introdotto dal 2015, è la possibilità di riduzioni di pena per chiunque collabori attivamente a smascherare un sistema di doping, una sorta di 'pentiti'(leggi qui).

Va, peraltro, ricordato che in caso di appello vinto dall’atleta processato, la Wada o le agenzie nazionali antidoping dovrebbero pagare le spese di procedimento “E sono molto alte: decuplicate rispetto a quelle previste dal diritto penale. Le spese di assistenza legale, invece, sono a carico delle rispettive parti”. Uno spreco di risorse, considerando anche il costo dei controlli antidoping e la difficoltà nel reperire fondi più volte denunciata dalle agenzie.  Figurarsi, poi,quando la Wada deve far fronte a centinaia di ricorsi, come hanno fatto quest'estate gli atleti russi esclusi dalle Olimpiadi.

Il diritto sportivo è emanato direttamente dagli organi sportivi, con la consulenza di giuristi che si rifanno il più possibile al diritto penale “Per questo, tende a dare garanzie all’atleta. Ad esempio, può avere un suo consulente medico quando richiede le contro analisi – le cui spese, d’altra parte, sono a suo carico – perciò, a meno che non siano benestanti o difesi dalla loro società o federazione di riferimento, molti atleti non possono permetterselené fanno richiesta di appello, non potendo pagare le spese legali.

moscarella@swimbiz.it

Clicca qui per leggere la seconda parte dell'intervista a Silvia Ronchetti: Perché lo scontro tra Russia e Wada potrebbe esser solo all'inizio

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