In un'epoca in cui tutto corre veloce, anche lo sport sembra aver ceduto alla logica dell'immediato. Si cercano risultati in tempi sempre più brevi, si rincorre la prestazione e spesso si dimentica che dietro ogni campione esiste un percorso fatto di studio, esperienza e pazienza. Eppure c'è chi ha scelto una strada diversa, quella della riflessione continua. Perché innovare non significa inseguire le mode, ma saper leggere il passato, interpretare il presente e costruire il futuro.
È questa la filosofia che accompagna da sempre Max Di Mito, uno dei tecnici che più hanno inciso sull'evoluzione del nuoto italiano. Non semplicemente un allenatore, ma un costruttore di talenti, capace di trasformare intuizioni e metodo in risultati concreti, spesso anticipando i tempi rispetto alle tendenze del movimento natatorio.
Il suo nome è inevitabilmente legato alla crescita della più grande nuotatrice italiana di tutti i tempi, Federica Pellegrini. È stato lui ad accompagnarla negli anni della formazione, quando il talento era già evidente ma doveva ancora essere plasmato per diventare eccellenza mondiale. Ridurre, però, la carriera di Di Mito alla sola "Divina" sarebbe un errore. Nel corso della sua attività ha formato generazioni di atleti, contribuendo alla crescita di numerosi protagonisti del nuoto nazionale e internazionale attraverso una metodologia che mette al centro la persona prima ancora del campione.
Quando gran parte delle società continuava a misurare il lavoro quasi esclusivamente in chilometri percorsi in vasca, Di Mito aveva già compreso che il futuro sarebbe passato dalla qualità dell'allenamento. Preparazione atletica specifica, lavoro a secco, attenzione alla composizione corporea, programmazione individualizzata e ricerca scientifica sono diventati elementi fondamentali del suo metodo in anni in cui queste scelte apparivano quasi rivoluzionarie. Oggi rappresentano un patrimonio comune della preparazione moderna, ma allora richiedevano coraggio, competenza e una visione che pochi possedevano.
Il suo percorso professionale lo ha portato a ricoprire incarichi di prestigio in alcune delle realtà più significative del panorama natatorio italiano e internazionale. Dalla guida della Nazionale di San Marino alle esperienze maturate in diverse società di alto livello, fino ai più recenti progetti tecnici sviluppati prima in Puglia e successivamente in Romagna con Coopernuoto e Aquatica Ravenna, Di Mito ha sempre interpretato il ruolo dell'allenatore come quello di un costruttore di sistemi, prima ancora che di risultati.
Ed è forse proprio questo l'aspetto che meglio racconta la sua identità. Per Max Di Mito il cronometro rappresenta il punto di arrivo, mai quello di partenza. Prima vengono la crescita dell'atleta, la cultura del lavoro, la disciplina quotidiana, la capacità di sviluppare autonomia e consapevolezza. Solo su queste basi possono nascere prestazioni durature e carriere importanti.
In un mondo che premia la velocità, Di Mito continua a ricordare che il talento ha bisogno di tempo per maturare e che l'eccellenza non nasce dalle scorciatoie. Un principio semplice, quasi controcorrente, ma che continua a dimostrare tutta la sua attualità.
Allenatore, innovatore e formatore, Max Di Mito rappresenta ancora oggi uno dei riferimenti tecnici più autorevoli del nuoto italiano. La sua storia racconta che dietro ogni grande impresa esiste sempre un progetto costruito con competenza, visione e passione. E che i veri maestri non sono quelli che insegnano soltanto a vincere, ma quelli che sanno lasciare un'eredità destinata a durare nel tempo.
Ogni generazione del nuoto italiano ha la sua atleta simbolo. Per oltre quindici anni quel ruolo è appartenuto a Federica Pellegrini, protagonista di un percorso iniziato proprio sotto la guida di Max Di Mito. Oggi gli occhi sono puntati su Alessandra Mao, la quindicenne veneta che ha appena scritto una pagina importante del nuoto azzurro agli Europei Juniores e che tra poche settimane si misurerà con l'élite continentale nei 200 stile libero, la gara che ha reso immortale la "Divina". Il confronto appartiene al futuro, ma il talento merita già di essere analizzato. I risultati raccontano solo una parte della storia. Dietro un record italiano, un titolo europeo e una qualificazione ai Campionati Europei Assoluti c'è sempre un percorso tecnico che gli addetti ai lavori riescono a leggere prima degli altri.
Per questo abbiamo chiesto a Max Di Mito, uno degli allenatori che meglio conosce il processo di costruzione di una fuoriclasse, di analizzare il fenomeno Alessandra Mao; quando un allenatore esperto osserva Alessandra Mao, vede semplicemente una ragazza molto forte o riconosce quei segnali che appartengono ai campioni destinati a lasciare il segno?
“In questi giorni, dopo i Campionati Europei Juniores, ho letto molto sui risultati della nostra squadra e, in particolare, su Alessandra Mao che, con uno splendido 54.28, ha battuto il record italiano Juniores di Federica Pellegrini, risalente ai primi di marzo del 2004. Ciò che mi ha colpito non è stato il grande risalto dato al risultato, assolutamente meritato e impreziosito dalla medaglia d’oro, quanto il continuo paragone tra Alessandra e Federica.
Il paragone tra campionesse: un esercizio affascinante, ma spesso fuorviante
"Mi è tornata in mente una dichiarazione di Marat Safin riguardo a Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Safin sosteneva che due fuoriclasse come loro, nell’epoca di Federer, Nadal e Djokovic, probabilmente non sarebbero mai stati contemporaneamente i numeri uno e due del mondo. Credo che il confronto tra atleti appartenenti a epoche diverse sia, più che altro, un esercizio teorico. Troppi sono i fattori che cambiano nel tempo e che rendono le prestazioni difficilmente paragonabili."
Le evoluzioni tecniche cambiano lo sport e rendono ogni confronto relativo
"Nel tennis sono cambiate le racchette, i materiali, le corde e persino le palline. Nel nuoto? Nel 2004 non esistevano i costumi attuali, ma semplicemente costumi lunghi in tessuto. Si partiva ancora con la grab start e Federica aveva mediamente un tempo di reazione intorno agli 0.81 secondi, contro gli 0.65 circa che oggi si osservano con la track start. Solo questo elemento basterebbe già a modificare sensibilmente qualsiasi confronto."
La domanda giusta non è chi fosse più forte, ma quale sia il confronto corretto
"Ma è davvero necessario perdersi in valutazioni di questo genere? A quale scopo? Per stabilire chi fosse più forte? O per trovare a tutti i costi l’erede di Federica? Se così fosse, ben venga. Anzi, sarebbe bellissimo se il nuoto italiano, a soli cinque anni dal ritiro di Federica Pellegrini, avesse già trovato una nuova campionessa di quel livello. Personalmente, però, credo che il confronto corretto sia un altro. Non tra Alessandra e Federica. Ma tra Alessandra e il vertice del nuoto mondiale di oggi, e Federica e il vertice del nuoto mondiale del 2004."
I numeri raccontano quanto fossero vicine al vertice mondiale nelle rispettive epoche
"Nel 2004 il record del mondo dei 100 stile libero apparteneva a Inge de Bruijn con 53.77. Il 54.40 di Federica rappresentava allora la decima prestazione mondiale all-time. Il differenziale rispetto al record del mondo era di appena 63 centesimi. Nei 200 stile libero il record del mondo apparteneva a Franziska van Almsick con 1’56”64. Federica, nella semifinale olimpica di Atene, nuotò in 1’58”02, a soli 1”38 dal record mondiale. Oggi il record del mondo dei 100 appartiene a Marrit Steenbergen con 51.68, mentre quello dei 200 è di Ariarne Titmus con 1’52”23. Il differenziale tra il 54.28 di Alessandra Mao e l’attuale record del mondo è di 2”60. Nei 200 stile libero, il suo personale di 1’57”00 dista invece 4”77 dal record di Titmus."
Contestualizzare i risultati significa comprenderne il reale valore
"Questi numeri, a mio parere, mettono in evidenza due aspetti. Il primo è quanto Federica, già da giovanissima, fosse vicinissima al vertice assoluto del nuoto mondiale. Il secondo è quanto, nell’arco di vent’anni, il livello internazionale si sia ulteriormente alzato. E questo non deve assolutamente togliere valore ad Alessandra Mao. Al contrario. Contestualizzare i risultati significa comprendere meglio il livello del nuoto moderno e, proprio per questo, apprezzare ancora di più il percorso che Alessandra sta costruendo."
Lo sguardo dell'allenatore va oltre il cronometro e cerca il potenziale
"Da allenatore, più che soffermarmi sul tempo ottenuto oggi, mi interessa osservare il potenziale che questa ragazza lascia intravedere. Un cronometro fotografa una prestazione. Un allenatore cerca di immaginare quella che potrà essere una carriera. Ed è proprio qui che, secondo me, Alessandra entusiasma. Vedo una ragazza dotata di un talento straordinario, con una naturale acquaticità, un ritmo di bracciata impressionante e una determinazione fuori dal comune. Ma, soprattutto, vedo margini di miglioramento enormi nei fondamentali tecnici: partenza, fase subacquea e breakout. Aspetti che oggi rappresentano una parte determinante della prestazione e sui quali credo abbia ancora grandissime possibilità di crescita. Per caratteristiche la considero una duecentista capace di scendere ai 100 e, allo stesso tempo, di salire tranquillamente ai 400."
Il futuro di Alessandra Mao deve essere scritto da Alessandra Mao
"Ed è forse soltanto in questa versatilità che ritrovo un piccolo punto di contatto con la giovane Federica. Per il resto preferisco non fare paragoni. Perché Alessandra non deve diventare la nuova Federica Pellegrini. Deve semplicemente diventare la migliore Alessandra Mao possibile. Ed è questo il percorso che, da appassionato e da allenatore, mi incuriosisce seguire. Godiamoci quello che questa ragazza ci regala ogni volta che scende in acqua, senza sentirci obbligati a trovare paragoni ad ogni costo. Sarà un piacere continuare a seguirne la crescita, con la curiosità di vedere fino a dove il suo talento e il lavoro quotidiano sapranno portarla."
Forse il modo migliore per celebrare un talento così precoce è smettere di cercargli un'erede o un modello. Federica Pellegrini resterà per sempre Federica Pellegrini. Alessandra Mao ha tutte le qualità per diventare Alessandra Mao. Se il futuro manterrà le promesse che oggi lascia intravedere, sarà il nuoto italiano ad aver trovato una nuova protagonista. E quella, più che una somiglianza con il passato, sarà la notizia più bella.
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