Fisico e fisica della rana: Martinenghi visto da Paolo Bossini

Il commento di Swimbiz: A Swimbiz.it, l'ex campione europeo prova a immaginare le prospettive del talentuoso ranista.

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Paolo Bossini, campione europeo 2004 nei 200 rana (LaPresse)

Stamattina, in batteria, il record italiano (26”97) nei 50 m rana. Gara pazza “La vera sfida è entrare in finale” commenta a Swimbiz.it l’ex azzurro Paolo Bossini. Come pazzo è lo stile a rana “Ci sono i nuotatori, poi ci sono i ranisti. Diversi dai primi come può esserlo un tuffatore o una sincronette. E’ il più pazzo, estroverso, artistico degli stili”. Oggi Nicolò Martinenghi esibiva persino un baffo che in epoca pre Spitz sarebbe stato giudicato eretico “In telecronaca Rai, Tommaso Mecarozzi e Luca Sacchi dicevano che Martinenghi ha lanciato la moda – ma il Boss, oggi head coach della nazionale Ceca e in partenza per gli Open di Eindhoven, con orgoglio rivendica la paternità del vezzo nella rana azzurra - da giovane nuotavo con i baffi, erano il mio portafortuna”. Scherzi a parte, alla base c’è sempre e solo un segreto Lavoro e sacrifici. Poi ci sono quelli più o meno talentuosi. Per fare quei tempi, Martinenghi deve aver lavorato tanto. E penso che anche il talento sia enorme”.

 

La gara da record di Martinenghi, nelle batterie dei 50 m rana (Stefano Nurra)

 

Una velocità di base, quella del varesino “Mostruosa”. Ma da ex duecentista – e che duecentista, campione europeo 4° alle Olimpiadi di Atene 2004 – Bossini vede Martinenghi “Con un fisico più da 200”. Uno che, per dare qualche numero “Per me ora potrebbe fare 2’08… e in futuro anche 2’06. E se nei 100 rana sono ormai molti nel mondo a scendere sotto il minuto, sotto i 2’08 nei 200 ce ne sono pochi”. Certo, un conto è l’occhio esterno, un altro capire come il giovane si alleni ogni giorno “E’ probabile che sia ormai sia ben avviato sulla velocità. Ed è giusto che conservi la sua velocità di base –allenato da Marco Pedoja alla Nuoto Club Brebbia – l’unico consiglio che gli darei ora è che continui a lavorare e guardare agli obiettivi futuri. Perché questo distingue chi vinca una medaglia da chi, come Federica Pellegrini, da quindici anni resti al top”.

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