Il fondo azzurro si trova davanti a un bivio. Non uno qualsiasi, ma quello che può indirizzare i prossimi due anni della specialità italiana. Perché l’addio di Fabrizio Antonelli al Centro Federale di Ostia non è semplicemente la partenza di un allenatore. È la fine di un ciclo straordinariamente vincente e, contemporaneamente, l’inizio della ricerca di chi dovrà raccoglierne un’eredità pesantissima.
Antonelli ha scelto la Cina. Una nuova sfida professionale, ambiziosa, che lo porterà a lavorare su un progetto di sviluppo dell’alto livello del fondo. L’Italia, invece, deve guardare avanti. E deve farlo rapidamente, perché davanti ci sono Budapest 2027 e soprattutto Los Angeles 2028.
Il problema è semplice da raccontare, molto più complicato da risolvere: chi allenerà Gregorio Paltrinieri e Domenico Acerenza?
Perché Ostia non è una piscina qualsiasi. È diventata negli ultimi anni una vera centrale del fondo azzurro. E Antonelli ne è stato il motore tecnico, costruendo con Paltrinieri una relazione che ha prodotto una seconda parte di carriera quasi incredibile per il campione carpigiano.
Greg, dopo il passaggio dal mezzofondo in piscina alle acque libere, ha trovato in Antonelli qualcosa di più di un allenatore. Un interlocutore tecnico, un compagno di viaggio, una persona capace di accompagnarlo in una trasformazione radicale.
E allora il successore non potrà essere scelto soltanto sulla base del curriculum.
Il primo nome che viene naturale mettere sul tavolo è quello di Giovanni Pistelli.
È già dentro il sistema, conosce il fondo di alto livello e soprattutto ha costruito un percorso importante con Ginevra Taddeucci. Una soluzione interna avrebbe il vantaggio della continuità, della conoscenza dell’ambiente e di una transizione meno traumatica.
Ma attenzione: guidare Taddeucci e prendere in mano il gruppo di Ostia con Paltrinieri e Acerenza sono due responsabilità differenti.
Gregorio non ha bisogno soltanto di un tecnico preparato. Ha bisogno di fiducia.
Ed è proprio questa la parola chiave.
Poi c’è il nome che inevitabilmente riaccende la memoria: Stefano Morini.
Moro è stato l’allenatore della prima grande stagione di Paltrinieri, quella dei trionfi in piscina, dei record e dell’oro olimpico di Rio. Fu proprio Antonelli, nel 2020, a raccogliere quella eredità.
Oggi immaginare un ritorno di Morini accanto a Greg sarebbe suggestivo, quasi cinematografico.
Ma Gregorio non è più il ragazzo di Rio.
È diventato un atleta diverso, un campione capace di reinventarsi, di trasformare il fondo in una seconda carriera e di affrontare chilometri, correnti, tattiche e avversari con una maturità completamente nuova.
Per questo un eventuale ritorno di Morini sarebbe affascinante, ma non necessariamente scontato.
In questa partita c’è poi una figura che non va assolutamente dimenticata: Stefano Rubaudo.
Il coordinatore tecnico del fondo rappresenta la continuità federale di una squadra che negli ultimi anni ha raggiunto una profondità impressionante.
Paltrinieri, Acerenza, Taddeucci, Pozzobon, Guidi e gli altri azzurri hanno trasformato il fondo italiano in una realtà capace di competere stabilmente per le medaglie.
Per questo la soluzione potrebbe anche essere diversa dal semplice “sostituto di Antonelli”.
Potrebbe nascere una struttura nella quale Rubaudo mantenga il coordinamento tecnico generale e un nuovo allenatore assuma la responsabilità quotidiana del gruppo di Ostia.
La successione di Antonelli non riguarda soltanto Gregorio.
C’è anche Domenico Acerenza, altro pezzo fondamentale del puzzle azzurro.
Mimmo ha attraversato momenti complicati, ha dovuto fare i conti con l’infortunio alla spalla e ha costruito una difficile risalita verso l’alto livello. Anche per lui Antonelli è stato una figura determinante.
Cambiare allenatore significa quindi cambiare un pezzo importante di un percorso tecnico e umano.
Ecco perché la scelta dovrà essere chirurgica.
Alla fine, però, c’è una considerazione che vale più di qualsiasi pronostico.
Il prossimo allenatore di Paltrinieri potrebbe non essere necessariamente il nuovo Fabrizio Antonelli.
Dovrà essere semplicemente la persona della quale Greg si fida.
E questo cambia tutto.
Perché il campione emiliano è arrivato alla fase conclusiva della sua carriera olimpica. Los Angeles 2028 è il grande orizzonte. Non ci sono più dieci anni davanti, ma una finestra molto precisa nella quale ogni scelta tecnica può diventare determinante.
Antonelli lascia un’eredità enorme: risultati, metodo, credibilità internazionale e soprattutto un rapporto umano costruito nel tempo.
La Federnuoto dovrà scegliere se puntare sulla continuità interna, con Pistelli in prima fila, se rispolverare una soluzione dal passato come Morini, oppure se sorprendere tutti con un tecnico esterno.
La mia sensazione? Pistelli oggi è la soluzione più naturale. Morini sarebbe quella più suggestiva. Ma la vera partita si giocherà dentro Ostia e, soprattutto, nella testa di Gregorio Paltrinieri.
Perché quando devi sostituire l’allenatore più vincente della storia recente del fondo azzurro, non basta trovare un buon allenatore.
Devi trovare quello giusto per Paltrinieri.
E questa, forse, è la gara più difficile che la Federazione dovrà affrontare nei prossimi mesi.
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