Gran Bretagna e Australia, più nuoto e meno soldi

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Copyright foto: getty images

 Anche il nuoto internazionale soffre la crisi economica? La campionessa inglese Jemma Lowe ha visto tagliare i suoi fondi pubblici a causa delle ultime performances, giudicate al di sotto delle aspettative: nessuna medaglia ai Giochi del Commonwealth di Glasgow e un oro europeo conquistato con la staffetta mista mista agli Europei Berlinesi, con cui ha stabilito un record mondiale, più un bronzo nella 4X100 mista donne. Chris Space, direttore di prestazioni a Bristh Swimming, ha spiegato “queste difficili decisioni sono giunte in seguito alle ottime prestazioni di giovani atleti. Dunque il programma di finanziamento è un investimento su di loro, che continueranno a fare ottimi risultati nel 2016 e oltre”. Fin dal dopo Londra 2012, il nuoto britannico ha applicato una politica di tagli che hanno colpito anche synchro e pallanuoto(leggi qui), e la chiusura di diversi centri federali, concentrando nuoto e tuffi d’élite in poche strutture(leggi qui).  In Australia, è stata persino convocata una riunione d’emergenza a causa del mancato pagamento dei quasi 300.000$ di bonus spettanti ai propri atleti, in base agli accordi di squadra. La stampa locale si sta facendo domande su come siano stati spesi i soldi del budget. Ne è derivato uno stato d’inquietudine degli stessi nuotatori che devono contare su un reddito minimo o su un sostegno familiare per finanziare i loro sogni. Mark Anderson, CEO di Australia Swimming, ha dichiarato che la situazione sarebbe sotto controllo e che il problema nascerebbe dalle migliori prestazioni degli atleti e del maggior numero di eventi disputati nel 2014.
 
ugo@swimbiz.it

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