I college americani aprono (ma non troppo) al professionismo

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La Ncaa, lo sport universitario statunitense, è l’emblema della divisione netta, chiara e cristallina, tra atleta dilettante e professionista. Hai talento e vuoi studiare e allenarti per il nostro college? Ti garantiamo una borsa di studio – revocabile in qualsiasi momento se non rispetti alla lettera un vero e proprio contratto firmato con l’ateneo(leggi qui) – e l’accesso a piscina, palestra e staff universitario. Ma non puoi percepire alcun compenso, salvo eccezioni come i premi delle federazioni nazionali. Vuoi diventare professionista, avere agenti e sponsor? Bene, ma dovrai rinunciare a quanto sopra scritto. E pagare di tasca tua (o dei tuoi sponsor) piscina, palestra, staff ecc. Semplice, chiaro.

L'oro olimpico 2016 valse a Joseph Schooling (Getty) 740.000 $ dalla federazione di Singapore. Negli Usa, dove si allenava, alcuni giudicarono la cifra eccessiva per uno studente di college

Tuttavia, la Ncaa genera anche affari milionari in diritti tv e non solo – principalmente, va precisato, grazie a sport come basket o football –perciò da tempo gli atleti-studenti comprensibilmente chiedono una fetta su quello che, di fatto, è uno sfruttamento della loro immagine. Una recente legge dello Stato della California, che entrerà in vigore dal 2023, ha per la prima volta concesso agli atleti universitari di avere agenti e firmare contratti di sponsorizzazione. Un cambiamento epocale che ovviamente rischierebbe di rendere molto più appetibili per futuri studenti gli atenei della West-Coast, per questo la Lega universitaria è corsa ai ripari e, all’unanimità, ha approvato eguali misure che entreranno in vigore dal gennaio 2021.

Michael Andrew, professionista fin dai suoi 14 anni (Getty)

Me è ancora presto perché gli atleti possano cantare vittoria. Intanto, come sottolinea il sito globoesporte.com, le nuove norme andranno a influire principalmente su basket, football ecc. mentre poco effetto avranno sul nuoto di college. I cambiamenti normativi nascono soprattutto come risposta della Ncaa alle cosiddette Minor Leagues, le leghe di sviluppo degli sport professionistici Usa che attirano giovani talenti offrendo loro contratti e preparandoli al grande salto in Mlb, Nfl e simili, senza passare dai college. Nulla del genere esiste nel nuoto statunitense. Caso unico è Michael Andrew, professionista da quando aveva appena quattordici anni(leggi qui) e ha pertanto rinunciato sia al liceo, sia al college. Ma nel nuoto, solo quei rari casi di nuotatori in grado di competere a livello mondiale già in età universitaria (o da teenager) possono scatenare gli appetiti di agenti e aziende. Allargando ulteriormente il gap, anche economico, con gli atleti di fascia media, tagliati fuori. E rischiando di spingere gli atleti a forzare in età giovanile per farsi notare, bruciandosi così il futuro (non che oggi non accada).

I contorni della nuova norma, poi, sono infatti ancora tutti da chiarire. Ci saranno comunque limiti di reddito? I beneficiari potranno ancora usufruire di benefit universitari e borse di studio? Come cambierà la stessa distribuzione delle borse di studio, specie in sport come il nuoto dove sono vitali? Come muterà la distinzione tra dilettante e (semi)professionista? Servono sempre regole certe e chiare, non solo in America.

moscarella@swimbiz.it