I Moro’s

Il commento di Swimbiz: Tommaso Morini racconta a Swimbiz di Castagnetti e di cosa voglia dire essere un figlio d'arte.

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Quando si nuota in corsia, bisogna cercare di sfruttare la scia di chi ti sta sopravanzando, per andare più veloce e recuperare terreno. Tommaso Morini, figlio del grande Stefano, ha decisamente seguito la scia del padre, diventando anch’esso allenatore di nuoto. “Dopo quattro anni di veterinaria, ho capito che non era quella la mai strada, anche perché mio cugino ha una clinica e l’esperienza non mi è piaciuta – ammette, raggiunto telefonicamente da Swimbiz – la mia occasione arrivò quando mio padre fu chiamato a Verona dopo la tragica scomparsa di Castagnetti. Aveva bisogno di qualcuno fidato che restasse all’Ispra. Così, da umile cronometrista, ho iniziato a fare esperienza”. Già, Castagnetti, a cui presto sarà dedicato un trofeo “L’ho conosciuto fin da quando ero piccolo e andavo a vedere qualche gara importante come la Coppa del Mondo in Brasile  o i collegiali a Fort Lauderdale. Lui e i vari Fioravanti, Cappellazzo, Boggiatto mi trattavano sempre bene; avendo dodici anni, ero praticamente la mascotte del gruppo”. Non è sempre stato legato solo al nuoto, però, Morini “In quinta superiore non ce la facevo più a reggere il ritmo del nuoto. Per questo ho iniziato a giocare a pallanuoto, perché, anche in ottica universitaria, gli allenamenti sono serali”. E a chi gli rinfaccia di essere tornato al nuoto solo per nepotismo, ora che a Livorno ha una squadra tutta sua, Acqua Sport, risponde “Ci sono stati e ci saranno ancora discorsi contrastanti da parte di molti. La verità è che io faccio l’allenatore di nuoto perché è ciò che mi piace, e il nome Morini mi ha solo portato più in fretta  ad arrivare ai miei obiettivi”.
 
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