Il Tempo di Luca, fondista in moto perpetuo

Il commento di Swimbiz: Una storia apparentemente come tante. Come tanti giovani nuotatori costretti a lunghi spostamenti. Ma per Luca Bruno, muoversi continuamente non è solo un impiccio. E’ una necessità.

Quante volte la stessa storia? Mattina scuola, poi di corsa in stazione, un’ora di treno (pranzo al sacco), ancora mezz’ora di pullman e finalmente in piscina per gli allenamenti. E poi il ritorno, altrettanto lungo e ostico. Solo che per Luca Bruno, diciassettenne della Val di Susa, muoversi continuamente non è solo un impiccio, è una necessità “Da piccolo gli fu diagnosticata la malattia di Kawasaki, che agisce sui vasi sanguigni – spiega a Swimbiz.it Jacopo Tempo, suo allenatore alla Vo2NuoTo di Torino serviva qualcosa che lo tenesse in moto con continuità e il medico consigliò il nuoto”. Benedetti pediatri, primi e maggiori sponsor del nuoto italiano. Anche a stagione finita, Luca deve allenarsi costantemente “Per fortuna ama il nuoto e la fatica”. Ma ci sono altre complicazioni “Ha una lieve forma di dislessia e perciò ha difficoltà a contare le vasche – problema non da poco nel fondo – abbiamo ideato un sistema di segnali con gli asciugamani”. Ingegnarsi aiuta: il tecnico del non udente Terence Parkin creò un sistema luminoso per fargli riconoscere lo start. E lo portò sullo stesso podio olimpico di Fioravanti e Rummolo(leggi qui).

Luca Bruno col tecnico Jacopo Tempo

Difficile emergere presto con queste difficoltà “La prima medaglia l’ha vinta da Junior – eppure, Luca Bruno sta crescendo – due medaglie ai Criteria, un oro in finale giovani agli Assoluti…” e lo stage di questi giorni a Ostia con gli azzurrini del fondo. Ha voglia di fare, si ammala anche poco rispetto alla media dei colleghi senior “Quando un tecnico vede un ragazzo impegnarsi, superare ostacoli, amare ciò che fa… è uno stimolo in più”. Forse è a questi giovani, prima che a chi già ha raggiunto l’alto livello o fin da giovane attira le mire di sponsor o gruppi militari, che dovrebbero rivolgersi le sempre più pressanti richieste di professionismo, di supporto, di sinergie col mondo dell’istruzione e del lavoro. E dar loro le risorse per giocarsela davvero con i big. Ma intanto, si guarda ai primi obiettivi: Eurojunior in vasca, o magari in acque libere. In fondo, in mare non hai tabelloni da leggere. Basta tenere la rotta, e muoversi sempre.

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