Italiani d’America, non è più un’eccezione

Il commento di Swimbiz: Nuotatori italiani a frotte nei college americani. Tra sogni e stereotipi, una scelta non esente da rischi, ma anche una grande esperienza di vita.

Copyright foto: Ncaa

In fondo, anche questo è il segno di un mondo globalizzato. E rende prassi quello che una volta era un lusso per pochi. Aurora Petronio è solo l’ultimo nome italiano contattato da un college Usa. Silvia Guerra, altra atleta della Rari Nantes Torino, è già in America, a Louisville. Come la pugliese Manuela Mendolicchio (Fresno State University), l’italo-ivoriana Talita Te Flan, da Brescia al Wyoming, Andrea Bolognesi (Washington) che nuotò e studiò nel Principato di Monaco, e tanti altri ancora. Il Team Insubrika conta molti dei suoi ‘figli’ sparsi per metà America e non solo(leggi qui). Anche la pallanuoto ricorda i casi di Cristiano Mirarchi e Luca Cupido.

“Un onore grandissimo” ha dichiarato alla tv piemontese Rete 7 la Petronio, chiamata dalla Arizona State University, che vanta come head coach quel Bob Bowman che portò Phelps alla gloria. Saggiamente, però, la farfallista classe ’98 attende la maturità prima di decidere se accettare. Perché poi ogni college fa storia a sé: non tutti sono rinomati per le stesse specialità natatorie, né per il medesimo percorso di studi. Senza contare che, come spiegarono a Swimbiz.it gli ex azzurri Mazzucchi per i tuffi(leggi qui) e Colbertaldo per il nuoto(leggi qui), in molti college squadra universitaria e team d’élite sono entità separate.

Quel che conta è l’esperienza formativa. Si entra in un contesto ‘aziendale’, con un contratto che garantisce benefit straordinari – staff di alto livello, strutture, tutor per le lezioni ecc. – e comporta obblighi ferrei. A chi non dà il massimo, viene decurtata la borsa di studi. I risultati Ncaa contribuiscono a determinare le graduatorie e l’accesso ai fondi universitari; per questo in America la stagione universitaria viene prima di tutto. Le Olimpiadi stesse sono più che altro un’occasione di prestigio o, usando le parole di Frédérick Bousquet in un recente colloquio con Swimbiz “Una festa”. E’ una cultura diversa, un’esperienza di vita che vale la pena provare. Come dice Mazzucchi “A 18 anni, cosa si ha da perdere?”.

guarnieri@swimbiz.it              moscarella@swimbiz.it