Italtuffi, il successo di una filosofia: e già si lavora per le Olimpiadi 2024

Il commento di Swimbiz: I giovani piattaformisti, le coppie Tocci-Chiarabini e Marsaglia-Rinaldi a darsi battaglia a suon di coefficienti alti. E un movimento che cresce nel complesso, con la base che duella con coraggio con i top, preparandosi già al dopo Tokyo 2020.

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Un podio tutto ‘post 2000’ - Chiara Pellacani (253.50 punti), Maia Biginelli (231.05), Sivia Murianni (216.85) - e un classe '98, Vladimir Barbu (409.30), dalla piattaforma dei 10 m agli Assoluti di Torino. Appena due anni fa sembrava pura fantascienza, con la specialista Noemi Batki - ancora locomotiva della specialità e oggi assente per problemi fisici – che predicava nel deserto. Eppure, un anno fa Giorgio Cagnotto lo disse(leggi qui) “Lavoriamo per il 2024. Lo stesso Cagnotto  e la Federazione attivarono la normativa federale che obbligava gli atleti ad aumentare i coefficienti di difficoltà “Alcuni l’accolsero con un po’ di timore, sembrava loro un passo troppo precipitoso. Invece in soli due anni vediamo i ragazzi eseguire, e bene, tuffi complessi” commenta Max Mazzucchi, ex azzurro e talent di Swimbiz.it dei tuffi.

La dimostrazione nella finale del sincro maschile dal trampolino, con la coppia Tocci-Chiarabini (399.37) a darsi battaglia con Marsaglia-Rinaldi (395.43, anche un 10 per loro) Chiarabini, reduce da un lungo stop per infortunio, qui si è concentrato più sul sincro. Ma sta preparando in allenamento tuffi che pochi al mondo eseguono e, se riuscirà ad approntarli, farebbe un decisivo  decisivo salto di qualità”. Una volta completata la squadra per gli Europei, in collegiale si potranno persino mescolare i trampolinisti in nuove combinazioni, scoprendo magari coppie inedite e ugualmente efficaci.

Ma direttive federali e l’apertura del Centro Federale di Roma non bastano da soli a spiegare questi progressi “E’ tutto l’apparato che funziona. Cè un bel movimento, un grande lavoro di gruppo teso a migliorare come già si è visto al ‘collegiale allargato’ di gennaio a Roma(leggi qui)i più giovani oggi si stanno già allenando per quello che sarà il cambio generazionale post Tokyo 2020. Si fanno vedere in finale, dove provano a competere con i più forti ed esperti, come faceva Tania Cagnotto vent’anni fa. Sembra che la distanza tra base e top si sia ridotta, fin quasi a farle incontrare – la miglior notizia per qualsiasi movimento sportivo – e la speranza è che federazione, società, tecnici e atleti continuino così, ripetendosi anche con le generazioni successive”.

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