Le parole che non ti ho detto, o quasi

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
Ritrovarsi il giorno dopo la finale, e cosa sarà nel domani di Federica?

“Non voglio che tutto finisca così”. L’araba fenice tatuata sembra improvvisamente prendere forma, come in una nota pubblicità, e a trasformarsi nell’essere più vicino all’animo e al sentimento di Federica Pellegrini. Sono passate nemmeno ventiquattro ore dalla finale 200, quella finale dai sentimenti incrociati, dalle lacrime(private, ma ammesse in tv) dai magoni, dall’incubo natatorio che prende la forma e la delusione (grandissima) di un quarto posto condiviso come mai nell’epoca social. Ma è quel tatuaggio fondamentale che racchiude tutto a schiudersi per l’ennesima volta, lo sguardo che incrocia quello della collega Elisabetta Caporale in zona mista, per poi tuffarsi alla ricerca del profondo guerriero che è nell’animo, nella forza, nella determinazione di Federica. E’ un attimo, e riesco a cogliere quella luce che altre volte, dure anche quelle, ho visto in quel viso che a momenti pare una sfinge e altri manda messaggi come nelle parole che non ti ho detto , o quasi. Cerco di darmi una risposta, interpretare quel non voglio che tutto finisca così. Quasi a dire adesso metabolizzo, non finisce, non deve così. Per chiudere un palcoscenico che dura da dodici anni, unico, c’è bisogno di riagganciarsi a quel famoso, ormai, tatuaggio. Ci sarà ancora la poesia dei duecento, ci sarà ancora Pellegrini a inseguire una chiusura che vuole un altro finale? Riavvolgendo le sensazioni, Federica ha ancora quella distanza di fronte a sé. Per quanto, per dove , per arrivare a cosa, questo lo sa solo lei.

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