L’esempio di Dara Torres, io gioco pulito

Il commento di Swimbiz: Quei sospetti nel 2007, subito fugati. E la reazione costruttiva dell’olimpionica.

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Talento, tenacia e coraggio da vendere. “Sono Dara Torres e gioco pulito”. Questo il messaggio registrato dall’ex nuotatrice statunitense per la campagna di USADA “My victory”. Iniziativa con l’intento disincentivare l’uso di sostanze dopanti nello sport, un po’ come “I am doping free” di Filippo Magnini. Proprio la Torres, nel 2007, fu coinvolta in uno spiacevole episodio, che fece calare su di lei l’ombra del doping. Durante i campionati nazionali d’Indianapolis, l’atleta americana, allora quarantenne, si fece notare per una prova davvero brillante. Troppo, forse. Il suo tempo record insospettì i media: troppo veloce per la sua età. “Immaginate di mettere cuore e anima nella cosa che più amate e di essere accusati di aver barato”, dichiarò lei, distrutta sì, ma non rassegnata. Talmente decisa a dimostrare la sua onestà che lo stesso anno si presentò così davanti alla Commissione Anti-doping degli Stati Uniti “Sono un libro aperto, prendete urina, sangue, campioni di capelli, qualsiasi cosa vi possa servire per testarmi”. Non solo Dara ne uscì pulita, ma andò anche a vincere tre argenti a Pechino, diventando la nuotatrice più anziana del team Usa ad aver preso parte ad un’Olimpiade. “I test, nel corso degli anni”, ha dichiarato la Torres, “si sono evoluti e sono migliorati. Sono felice che siano in grado di smascherare la scorrettezza e gli imbrogli di molti atleti”.
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