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Mauro Borgia, da Chiara Tarantino a Federica Toma dal profondo Sud nasce il cuore del progetto del nuoto pugliese.

Riprendendo l'articolo scritto per la Gazzetta del Mezzogiorno, ho approfondito l'intervista con coach Mauro Borgia, con maggiore spazio alle domande ed alle risposte e con un inciso finale sul rapporto con Chiara Tarantino.

palazzo@swimbiz.it

 

Dietro il successo sportivo di ogni atleta c’è sempre la figura di riferimento dell’allenatore, il personaggio dietro le quinte che molto spesso è il fattore che fa cambiare la prospettiva, spostando il focus dall’essere un “semplice” agonista al diventare un “campione”.

Soprattutto negli sport singoli, come il nuoto, il rapporto fiduciario che si instaura diventa una sorta di simbiosi coach/nuotatore che si riflette nei risultati scanditi dal cronometro.

Se la Puglia è diventata una fucina continua di atleti ad altissimo livello lo si deve non solo alle capacità innate di chi si tuffa in piscina ed esprime le proprie capacità nuotando, ma anche, e direi soprattutto, dalla grande qualità di tecnici che in ogni parte del territorio mettono in campo passione e resilienza per trasmettere le proprie competenze per far crescere e maturare i propri atleti.

Dal Salento viene Mauro Borgia, tecnico della Icos Sporting Club, che rappresenta uno dei profili tecnici più stimati del nuoto italiano moderno. Il tecnico salentino ha saputo trasformare le piscine in cui ha allenato in una fucina di talenti di caratura internazionale, attraverso una filosofia basata sul continuo aggiornamento e sul legame umano, Borgia ha guidato e continua a guidare atleti verso i blocchi di partenza più importanti del mondo.

Il nome di Mauro Borgia è indissolubilmente legato alla crescita di Chiara Tarantino, la velocista salentina, tesserata per la In Sport Rane Rosse ed il Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, diventata il punto di riferimento dello stile libero veloce in Italia. Sotto la sua guida tecnica, la Tarantino ha conquistato la convocazione in Nazionale assoluta ed è esplosa a livello internazionale fino a raggiungere la finale olimpica con la staffetta 4x100 stile libero ai Giochi di Parigi 2024.

Accanto a lei, nel gruppo d'élite plasmato da Borgia, brilla Federica Toma. La dorsista azzurra,con il doppio tesseramento In Sport Rane Rosse e Gruppo Sportivo Carabinieri, ha scelto di affidarsi al tecnico salentino per compiere un decisivo salto di qualità, arricchendo un team che unisce determinazione e altissimo livello competitivo sfociato quest’anno con la qualifica agli Europei di nuoto che si terranno a Parigi la prossima estate. La lungimiranza di Borgia si riflette nella sua capacità di forgiare costantemente le nuove leve del nuoto azzurro. Tra i giovani talenti valorizzati dal tecnico spiccano Andrea de Luca, Sofia Barba, Gabriele Garzia e Davide D’Elia, tutti atleti che hanno lasciato un’impronta importante nelle nazionali giovanili, non solo italiani, Borgia ha allenato, portandolo a partecipare anche agli Europei, il lettone Kermans Ronens.

La bacheca dei successi e la densità delle prestazioni dei suoi atleti hanno portato Mauro Borgia all'attenzione dei vertici federali. Il tecnico è stato infatti inserito quest’anno tra i candidati votati per il prestigioso Premio Alberto Castagnetti, il massimo riconoscimento per gli allenatori di nuoto in Italia.

Un attestato che certifica il valore di un percorso partito dalle piscine del Salento e arrivato stabilmente sul tetto del mondo.

Da dove nasce la passione di Mauro Borgia come allenatore, com’è iniziata la tua avventura sul piano vasca e quali sono stati i momenti chiave che hanno trasformato una passione nel tuo cammino professionale da tecnico?

” Il mio percorso sul piano vasca nasce in modo poco convenzionale. Da giovane ho nuotato, poi ho scelto un’altra disciplina sportiva, ma il legame con l’acqua non si è mai affievolito. A vent’anni ho deciso di trasformare quella passione in un impegno concreto: ho iniziato a conseguire le qualifiche FIN e ho lavorato subito come istruttore, per poi crescere come allenatore. Ho attraversato ogni tappa formativa, dalla scuola nuoto al settore propaganda fino agli esordienti. Questo percorso completo mi ha dato una base solida e mi ha permesso di comprendere davvero la costruzione della tecnica e dell’atleta. Nel mio lavoro c’è sempre stato un elemento che mi affascina più di tutto: il talento e il suo sviluppo. Considero questa la parte più stimolante del nostro mestiere, in qualsiasi sport”

Da anni sei un punto di riferimento per il nuoto nel Salento ed ora sei alla Icos Sporting Club. Qual è la filosofia tecnica che porti avanti e come si è evoluto il progetto della squadra sotto la tua guida?

“Da anni opero nel nuoto salentino e oggi sono tornato alla Icos Sporting Club, una delle realtà più importanti della Puglia nata dalla visione lungimirante del Dott. Marco Macchitella. In questa nuova fase sto mettendo a disposizione della società il mio bagaglio tecnico con l’obiettivo di riportare il club ai vertici regionali e, quanto prima, anche nazionali. La mia filosofia si fonda sul lavoro di squadra. Credo profondamente nella forza del gruppo tecnico: è la chiave per far crescere gli atleti che abbiamo oggi e per individuare e coltivare i talenti di domani.”

Guardando all’attuale stagione e ai recenti risultati, qual è lo stato di salute del tuo gruppo? C’è un obiettivo a breve termine che ti sta particolarmente a cuore?

In questa stagione sto vedendo un gruppo in crescita costante, più solido e più consapevole rispetto ai mesi iniziali. Il lavoro quotidiano sta creando continuità e i risultati più recenti confermano che la squadra sta andando nella direzione giusta: gli atleti stanno rispondendo bene, sia sul piano tecnico che su quello mentale, e questo si riflette nelle prestazioni in gara. Opero nell’impianto Icos di Nardo’, ho un mix di atleti giovani e più esperti; ottimi i riscontri tra i campionati regionali e i campionati Italiani giovanili e assoluti. In questo percorso stanno avendo un ruolo importante due riferimenti del nostro ambiente, Federica Toma e Gabriele Garzia. Federica sta entrando in una fase della stagione in cui può davvero consolidare il salto di qualità. Il suo obiettivo a breve termine è il Sette Colli, ma lo sguardo è rivolto al Campionato Europeo di Parigi e i successivi giochi del mediterraneo di Taranto. Gabriele, dal canto suo, ha mostrato progressi evidenti soprattutto nella continuità delle prestazioni, confermandosi uno dei migliori prospetti giovani della rana in Italia. Per lui il focus immediato sarà il campionato Europeo Juniores di Monaco. Il mio obiettivo a breve termine è proprio questo: consolidare la crescita del gruppo e accompagnare atleti come Federica e Gabriele a esprimersi al massimo nelle gare che ci attendono. Sarebbe un segnale forte per loro, per il gruppo e per tutto il progetto tecnico che stiamo costruendo”

Ogni allenatore ha un "marchio di fabbrica". Quali sono i pilastri del tuo metodo di allenamento, sia dal punto di vista fisico che mentale, per gestire atleti di diverse età?

"Nel mio lavoro ho sempre cercato un equilibrio tra ambizione e pazienza. Il mio metodo si fonda sull’idea che ogni atleta debba crescere in modo costante, senza bruciare le tappe e rispettando pienamente la sua età, la sua maturazione fisica e la sua evoluzione mentale. Credo che la costruzione di un nuotatore passi da un percorso graduale, fatto di stimoli progressivi e obiettivi realistici. Sul piano fisico lavoro molto sulla qualità: preferisco consolidare i fondamentali, curare la tecnica e sviluppare capacità che durano nel tempo, piuttosto che inseguire miglioramenti immediati che rischiano di essere effimeri. Dal punto di vista mentale, accompagno gli atleti a sviluppare consapevolezza, autonomia e capacità di gestire la pressione. Ogni fascia d’età richiede un linguaggio diverso, un approccio diverso, un modo diverso di trasmettere fiducia. Il mio compito è adattarmi a loro, non il contrario. Il mio marchio di fabbrica, se così posso definirlo, è proprio questo: costruire percorsi solidi, rispettosi dei tempi individuali, che permettano agli atleti di arrivare pronti quando conta davvero. Crescere senza fretta, ma senza pause. Peccato che, come spesso accade nella nostra regione, gli atleti arrivati a questo punto spesso siano costretti ad emigrare fuori regione a causa della carenza di strutture adeguate. Ringrazio per questo anche la società lombarda In Sport Rane Rosse, che ha creduto nel progetto e che mi supporta economicamente in un momento in cui trovare realtà che vogliano investire in sport considerati minori non è affatto facile".

Hai visto passare molti ragazzi nelle tue corsie. Qual è la sfida più grande nel trasformare un giovane promettente in un nuotatore di alto livello, specialmente in un contesto territoriale competitivo ma complesso? “

"Quando si parla di talento, una parte della risposta sta già in ciò che ho detto prima: credo nella crescita costante, nel rispetto dei tempi e nel non bruciare le tappe. Questo vale ancora di più quando ci si trova davanti a un giovane promettente. La sfida più grande, soprattutto in un contesto territoriale competitivo ma complesso come il nostro, è proprio mantenere questo equilibrio. Da un lato c’è l’entusiasmo del ragazzo, la voglia di emergere, la spinta naturale a fare subito il salto. Dall’altro c’è la necessità di costruire basi solide, tecniche e mentali, che gli permettano di diventare un atleta vero, non solo un talento precoce. Il mio compito è accompagnarlo in questo percorso senza accelerare oltre misura, proteggendolo dalle pressioni esterne e aiutandolo a capire che ogni fase ha il suo valore. Lavoro molto sulla consapevolezza, sulla capacità di gestire gli errori, sulla continuità: sono questi gli elementi che trasformano un ragazzo promettente in un nuotatore di alto livello. In un territorio come il nostro, dove le opportunità ci sono ma vanno costruite giorno per giorno, la sfida è doppia: far crescere l’atleta e allo stesso tempo creare intorno a lui un ambiente che lo sostenga. È un lavoro lungo, ma è anche la parte più bella del nostro mestiere”

Oltre al cronometro, quanto conta l'aspetto umano? Come riesci a mantenere alta la motivazione dei tuoi atleti nei periodi di carico o dopo una prestazione sottotono?

“Nel mio lavoro l’aspetto umano conta quanto e, a volte più, del cronometro. Il tempo in vasca è un indicatore fondamentale, certo, ma non racconta tutto: dietro ogni prestazione c’è una persona, con le sue emozioni, le sue fragilità e la sua capacità di reagire ai momenti difficili. Per questo considero la relazione tecnica un equilibrio continuo tra guida, ascolto e fiducia reciproca. Nei periodi di carico o dopo una gara sottotono cerco sempre di riportare l’atleta al centro del processo, non del risultato. Lavoro molto sulla motivazione interna, sulla consapevolezza del percorso e sul valore del lavoro quotidiano. Li aiuto a capire che la crescita non è lineare, che le difficoltà fanno parte del cammino e che ogni fase, anche quella più complicata, ha un senso nel loro sviluppo. Mi piace creare un ambiente in cui l’atleta si senta sostenuto ma anche responsabilizzato. Parlo con loro, li ascolto, cerco di capire cosa c’è dietro una prestazione che non li soddisfa. A volte serve una parola, altre volte serve solo farli respirare e lasciarli ritrovare il loro equilibrio. Il mio obiettivo è far sì che ogni atleta sappia che non è solo nei momenti difficili e che il valore del suo percorso non si misura solo in centesimi, ma nella capacità di rialzarsi, adattarsi e continuare a crescere”.

Alleni atleti del calibro di Federica Toma e Gabriele Garzia, punti fermi delle nazionali assolute e giovanili, come riesci a gestire questi talenti e portarli a livelli altissimi pur non disponendo di, per esempio, una vasca da 50 metri coperta da utilizzare nel periodo invernale?

“Allenare atleti del livello di Federica Toma e Gabriele Garzia è una responsabilità enorme, ma anche uno stimolo quotidiano. La vera sfida, però, è portarli ancora più in alto in un contesto che, dal punto di vista strutturale, non ci facilita affatto. In Puglia soffriamo una carenza evidente di impianti adeguati: in tutta la regione esiste una sola vasca da 50 metri coperta, e questo limita in modo significativo la programmazione, soprattutto nel periodo invernale. Per chi lavora con atleti di alto profilo, abituati a standard nazionali e internazionali, è un ostacolo reale. Non poter contare su una vasca lunga coperta per mesi significa dover reinventare continuamente il lavoro, adattare i carichi, modulare le distanze e trovare soluzioni alternative per mantenere alta la qualità. La gestione di Federica e Gabriele passa proprio da qui: dalla capacità di trasformare un limite in un’opportunità. Quando non puoi contare sulle strutture ideali, devi essere ancora più rigoroso nella metodologia, ancora più attento nella costruzione del percorso. Con loro il dialogo è costante: condividiamo obiettivi, sensazioni, strategie. Li aiuto a capire che il valore del loro lavoro non dipende solo dall’impianto in cui si allenano, ma dalla mentalità con cui affrontano ogni seduta. È un equilibrio delicato, ma è anche ciò che ci permette di restare competitivi nonostante le difficoltà logistiche. Portare due talenti così a livelli altissimi in un territorio che non offre le stesse risorse di altre regioni è una sfida quotidiana, ma è anche ciò che rende questo percorso ancora più significativo.”

Dall'osservatorio della Icos, come vedi il movimento natatorio attuale? Pensi che il sistema Italia stia andando nella direzione giusta per scovare nuovi talenti?

“ Vedo un movimento natatorio che sta crescendo, ma che vive ancora una forte dicotomia tra potenziale e realtà. In Puglia, per esempio, abbiamo entusiasmo, passione e tecnici preparati, ma continuiamo a scontrarci con limiti strutturali evidenti: una sola vasca da 50 metri coperta in tutta la regione non può bastare per sostenere un percorso di alto livello in modo continuativo. Questo inevitabilmente condiziona la programmazione e rende più complesso il lavoro di chi vuole far emergere nuovi talenti. A livello nazionale, invece, il sistema Italia sta facendo passi avanti importanti. La Federazione ha investito molto sulla formazione, sui centri federali e sulla valorizzazione dei giovani. Il modello funziona, perché negli ultimi anni abbiamo visto un ricambio generazionale solido e atleti capaci di affermarsi anche in contesti internazionali. La domanda, però, è se questo modello riesca a raggiungere davvero tutto il territorio. E qui torniamo al punto di partenza: senza impianti adeguati, alcune regioni partono svantaggiate. Il talento c’è, ma va intercettato, accompagnato e messo nelle condizioni giuste per crescere. Dal mio punto di vista, il sistema sta andando nella direzione giusta, ma serve uno sforzo ulteriore per ridurre il divario tra le aree più attrezzate e quelle che, come la nostra, devono fare i conti con carenze strutturali che limitano il potenziale dei ragazzi. Il talento non manca: dobbiamo solo metterlo nelle condizioni di emergere.”

Dove vuoi portare la Icos Sporting Club nei prossimi tre anni? C’è un traguardo "da sogno" che insegui come tecnico?

“ Quando penso ai prossimi tre anni della Icos Sporting Club, immagino un percorso di crescita strutturata, ambiziosa e sostenibile. Il mio obiettivo è riportare la società stabilmente tra le realtà di riferimento del nuoto pugliese e, passo dopo passo, costruire una presenza credibile anche a livello nazionale. Per farlo guardo con attenzione a modelli virtuosi come ad esempio il team In Sport, una realtà che negli anni ha saputo creare un sistema solido, capace di far convivere quantità e qualità, lavoro di base e alto livello. Non si tratta di copiarne la struttura, ma di ispirarsi alla loro capacità di programmare, di valorizzare i giovani e di costruire un ambiente tecnico che sostiene gli atleti in ogni fase del percorso. Il mio sogno, da tecnico, è proprio questo: creare un contesto in cui un ragazzo che entra oggi in Icos possa crescere con continuità, trovare riferimenti tecnici forti, avere compagni stimolanti e arrivare un giorno a competere ai massimi livelli senza dover lasciare la propria terra troppo presto. Sul piano sportivo, il traguardo che inseguo è portare un numero sempre maggiore di atleti alle finali nazionali e, perché no, vedere la Icos rappresentata con continuità nelle squadre giovanili e assolute. Sarebbe il segno che il lavoro fatto non riguarda solo i singoli, ma l’intero sistema che stiamo costruendo. In sintesi, voglio una Icos che cresca come squadra, come ambiente e come visione. Una società che, pur partendo da un territorio con limiti strutturali evidenti, riesca a diventare un punto di riferimento per metodo, serietà e capacità di far emergere talento vero.”

Il nuoto è in continua evoluzione tra scienza e tecnologia. C’è un aspetto del tuo modo di allenare che hai cambiato radicalmente rispetto ai tuoi inizi?

“ Se guardo al mio modo di allenare oggi e lo confronto con quello dei miei inizi, vedo un cambiamento radicale. Il nuoto è uno sport che evolve continuamente, sospeso tra scienza, tecnologia e nuove metodologie, e il mio approccio si è trasformato di pari passo. Negli ultimi anni ho integrato metodologie più moderne, basate su una programmazione più precisa dei carichi, sulla gestione delle intensità e su un monitoraggio costante delle risposte dell’atleta. Questo mi permette di personalizzare il lavoro in modo più efficace e di rispettare i tempi di crescita di ciascuno.  La video‑analisi delle nuotate e’ una risorsa molto potente, analizzare il gesto tecnico ti fa evidenziare i micro‑errori, dando un feedback immediato all’atleta. Non è solo uno strumento di correzione: è un mezzo potentissimo per aumentare la consapevolezza dell’atleta, per farlo diventare protagonista attivo del proprio miglioramento. Oggi il mio allenamento è molto più integrato, più scientifico e più orientato al dettaglio rispetto agli inizi. Continuo a credere nel valore dell’esperienza e dell’occhio tecnico, ma la tecnologia mi permette di essere più preciso, più efficace e più vicino alle esigenze di un nuoto moderno che non smette mai di evolversi.”

Alla fine di questa intervista, quale messaggio vorresti lanciare ai giovani allenatori che iniziano oggi il percorso che tu hai intrapreso anni fa?

“Ai giovani allenatori che iniziano oggi direi una cosa semplice ma fondamentale: questo mestiere è un percorso lungo, fatto di studio, pazienza e capacità di mettersi in discussione ogni giorno. Non esistono scorciatoie. La tentazione di voler arrivare subito ai risultati è forte, ma la vera crescita, la loro e quella degli atleti, nasce dal tempo, dall’osservazione e dalla cura dei dettagli. Una parte della risposta sta proprio in ciò che ho raccontato nelle domande precedenti: rispettare i tempi, non bruciare le tappe, costruire basi solide e credere nella crescita costante. Vale per gli atleti, ma vale anche per chi li allena. A chi inizia oggi dico di non avere paura di imparare, di sbagliare, di chiedere. Di circondarsi di colleghi competenti, di osservare tanto e di non smettere mai di aggiornarsi. Il nostro sport cambia, le metodologie evolvono, la tecnologia ci offre strumenti nuovi: restare fermi significa restare indietro. E poi c’è l’aspetto umano, quello che nessun manuale può insegnare. Ascoltare gli atleti, capirli, sostenerli nei momenti difficili e responsabilizzarli in quelli positivi è ciò che fa davvero la differenza. Il cronometro misura la prestazione, ma è la relazione che costruisce il percorso. Se c’è un messaggio che vorrei lasciare è questo: allenare è un privilegio. Significa avere un impatto sulla crescita di una persona, non solo di un atleta. E quando lo si fa con passione, rispetto e competenza, il resto arriva da sé”

Sicuramente un atleta è legata indissolubilmente al tuo nome come allenatore, Chiara Tarantino, con lei avete preparto un percorso sportivo ed umano che vi ha permesso di arrivare a partecipare ad un Olimpiade ( Parigi 2024 ndr), massimo traguardo per chi fa dello sport un elemento essenziale del proprio percorso. Quale è il rapporto Chiara, come persona, visto che come atleta la velocista azzurra si è trasferita a Verona da due anni?

" Con Chiara mi resta l'orgoglio di aver contribuito alla sua crescita sino a raggiungere l'obiettivo delle Olimpiadi in Francia e, soprattutto, la finale della staffetta 4 x 100 stile, primo quartetto italiano in assoluto ad ottenere questo traguardo. Oggi si allena a Verona ma non dimentichiamoci mai da dove è partita, arrivare a questi livelli partendo dal Salento non è stato facile. Continuo ad avere con lei un rapporto stupendo, per me è come una seconda figlia, ho grande stima ed affetto per lei, il percorso di crescita ha coinvolto entrambi e non nascondo che la spinta per andare al Centro Federale in Veneto è stata una mia idea, per permetterle di fare un ulteriore step in una struttura maggiorante adeguata per il suo livello e con un gruppo di atleti che le hanno permesso di ottenere ancora grandi risultati. Come in una grande famiglia le stiamo stati sempre vicini anche quando è stata travolta dal " fattaccio" dello scorso anno post mondiale, non le abbiamo mai fatto mancare l'appoggio e la sicurezza che a Lecce per lei è un'isola felice che le ha permesso di isolarsi circondata dall'affetto e dalla vera amicizia di cui aveva necessità assieme, ovviamente ai suoi cari".

 

Una sfida complessa, che Mauro Borgia continua ad affrontare ogni giorno a bordo vasca: trasformare le difficoltà del territorio in motivazione, per dimostrare che anche partendo dalle corsie del Salento si può toccare il tetto del mondo.

 

palazzo@swimbiz.it

 

 

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