Minotti “L’Italia non è un Paese per sportivi”

Il commento di Swimbiz: Intervista al responsabile del settore giovanile Aniene, che racconta le difficoltà degli sportivi in erba.

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Piccoli professionisti crescono. Ad offrire a Swimbiz uno scorcio sulle realtà degli aspiranti nuotatori è Christian Minotti, allenatore del settore giovanile dell’Aquaniene. “A Roma le società più importanti sono l’Aniene, l’Aurelia e la Larus. Poi ci sono impianti minori come la Team Lombardia, l’Area Sporting Club, la Due Ponti, la Sport Shuttle. Ogni società ha il suo piccolo fenomeno. Di solito avviene una sorta di affiliazione, che porta le realtà più grandi a tesserare e ad acquisire gli atleti di quelle minori. Le piccole realtà, spesso, possono fungere da filtro”. E parlando di sport come stile di vita “Richiede grande impegno, grandi rinunce e un’enorme passione. I sacrifici sono tanti. Per diventare professionista, soprattutto in Italia, sei costretto a fare una scelta: o ti dedichi allo sport o approfondisci gli studi. Questo perché l’attività fisica è sempre stata screditata”. Negli Stati Uniti, in Australia “Lo sport è vissuto come filosofia di vita: esistono college, borse di studio, che incentivano i giovani a dedicarsi all’attività agonistica. Ci sono diversi talenti italiani che verso i 16, 17 anni scelgono di andare all’estero, come Andrea Mitchell D’Arrigo, che ha deciso di trasferirsi in America e di allenarsi lì. E’ una mentalità pericolosa, che andrebbe scardinata”. Lo sport è fondamentale per i ragazzi “Ti forma nella vita e ti fa conoscere te stesso”.
 
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