Misto d’emozioni: Minisini-Flamini ARGENTO mondiale

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Per sintetizzare la finale di oggi, basta rivedere l'uscita dall'acqua di Giorgio Minisini e Manila Flamini, al Yeomju Gymnasium di Gwangju. Prima il sorriso sincero, quando gli sguardi s'incrociano e idealmente si dicono "Sì, abbiamo dato il massimo". E poi, l'altro sorriso, stavolta solo abbozzato, a mascherare il moto di rabbia trattenuto dai due, quando il punteggio del doppio tecnico conferma i loro sospetti della vigilia. Stavolta non c'è sorpasso, stavolta l'oro mondiale va alla Russia (92.0794 punti), i due si devono accontentare - si fa per dire, nel sincro già è ostico scalare i ranking, figurarsi salire sul podio - di un Argento (90.8511) che non li soddisfa.

La sentono, loro e l'Italsynchro, come un'ingiustizia da parte dei giudici, un premio al conservatorismo e non all'innovazione, alla freddezza anziché all'emozione, a chi di questo sport ha fatto un semi-monopolio anziché alla meritocrazia. Nulla di nuovo(leggi qui), è una storia vecchia quasi quanto questo sport, snobbato dalle agenzie di scommesse, o almeno così racconta la vulgata. Forse l'ingresso ufficiale dei maschi datato ormai quattro anni fa, di un po' di novità, è stato solo l'ennesimo esempio di gattopardesco 'tutto deve cambiare perché tutto resti come prima'. O forse davvero è solo il primo passo per un vero rinnovamento, di cui ancora non scorgiamo la conclusone.

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