Popolo di nuotatori

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
L'acqua allenante di Riccione, e a proposito di nuoto che vince...

Andiamo subito al punto acquatico, perché la domanda può sorgere spontanea al via di questi assoluti corti, nel senso della vasca e della durata. Soprattutto in considerazione del fatto che il mondiale in Cina (sempre corto, ma qui nel senso della vasca) è alle porte. A cosa servono questi assoluti? Non sono criterio di selezione, sono fatti a serie, no batterie e finali con poco o nullo spazio allo spettacolo, eppure un senso lo hanno. Hanno il senso non tanto della prova tempi, ma dell’allenamento alla gara, del “sentire” la vasca e i suoi rumori. Fanno bene così, ci si allena al contesto agonistico.

Ecco, così si può interpretare lo stato dei duecento metri di Federica Pellegrini, ovviamente ancora sotto carico di lavoro, che con 1 minuto 55 e 31 peggiora l’ultimo test positivo a Genova di quasi un secondo e si riprende sulle spalle il discorso con la distanza che l’aspetta in Cina. Forse non sarà d’accordo sulla procedura di questi assoluti la Scalia che in forma pare già esserci con il record, ma che le gare mondiali le vedrà in tv. Prima giornata, analisi e commenti a bordo vasca, e leggo su Repubblica di Stefano Morini in un’interessante intervista a firma Paolo Rossi. Mai banale il Moro, al filosofeggiare del nuoto e il suo mondo. Il nuoto che vince e convince è anche (tanto) merito del suo lavoro. Ma sul passaggio epocale dei figli della borghesia che dominavano in vasca a quello più popolare del nuoto per tutti di oggi trovo che il passaggio contenga qualche inesattezza storica. Forse il golf lo era, borghese (alto), e oggi tenta un‘avventura popolare, o simil.

Ma il nuoto ha sempre avuto l’anima popolare, di sport un po' operaio perché di soldi ne sono sempre girati poco, quello sì. Ma ci sono state intere generazioni che uscivano dai centri di avviamento (vedi il Fiat con la Sisport a Torino) che dalle famiglie operaie solcavano le acque. Ecco, forse quello che manca oggi è proprio questo. L’impegno con i gruppi sportivi delle grandi aziende, che a loro modo investivano in cultura e sport dell’acqua (e non solo) per tutti. Segno dei tempi, ma intanto il nuoto è cresciuto e i risultati si vedono. Buona acqua a tutti e buon inizio di assoluto popolo dell’acqua.

zicche@swimbiz.it