Quando “il Duca” vinse l’oro olimpico… e creò il surf a stile libero

Il commento di Swimbiz: Il surf “moderno”, che debutterà a Tokyo 2020, si deve a Duke Kahanamoku. Tre volte campione olimpico di nuoto.

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Non fu Tarzan, al secolo Johnny Weissmuller, il primo campione olimpico di nuoto a trionfare anche sullo schermo. A tracciare il solco fu un altro statunitense: Duke Paoa Kahinu Mokoe Hulikohola Kahanamoku o, più semplicemente, Duke Kahanamoku. Nacque nel 1890 a Honolulu, capitale delle Hawaii, e da Stoccolma 1912 a Parigi 1924 – ricordando che i Giochi di Berlino 1916 non si disputarono a causa della I Guerra Mondiale - collezionò due ori e un argento olimpico nei 100 m stile libero, un argento e un oro nella staffetta 4x200 m stile libero. Solo Weissmuller, a Parigi, riuscì a battere Kahanamoku. Anzi, i Kahanamoku, perché il bronzo andò a Samuel, fratello di Duke. Le doti naturali lo aiutavano laddove mancava di tecnica ed esperienza: scrive il Guardian che ai Trials olimpci del 1912 infranse il record mondiale dei 200 stile, nonostante fosse partito dal blocco per ultimo, con un paio di secondi di ritardo.

Col successo sportivo, iniziò anche la sua carriera cinematografica. Ma la vera fama del Duca arrivò attraverso un altro tipo di spettacolo, che portò in tutto il mondo, derivato da una delle tradizioni più antiche delle Hawaii: il surf. Come racconta William Finnegan in Giorni Selvaggi, Premio Pulitzer 2016, le origini del surf erano religiose: si praticava durante le feste del raccolto, quando il lavoro era ufficialmente proibito. Ma con l’arrivo degli Europei, la decimazione della popolazione hawaiana causata dalle malattie, unita a una conversione forzata al cristianesimo e ai costumi occidentali, l’usanza andò scemando. Duke Kahanamoku è considerato oggi il padre del surf moderno, tornato in auge e diventato una pratica sportiva consolidata, al punto che debutterà alle Olimpiadi di Tokyo 2020. E chissà che non si veda qualche discendente del Duca gareggiare in suo onore sia tra le onde, sia in vasca.

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