Quella doppia carica e i 16 mesi che bruciano

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
 Cent’anni del Coni e oggi arriva una sentenza sportiva che riguarda il suo Presidente, unica nella storia dello sport italiano…

 E adesso, cosa capiterà? Questa è la domanda, forse la più scontata, certamente la più complicata a cui dare una risposta. Nel pomeriggio caldo dei palazzi dello sport romano la decisione della Disciplinare Fin ha più effetto di uno tsunami acquatico che di una doccia fredda, e non è l’ice bucket challenge della simpatia: sedici mesi di squalifica per il tesserato Fin Giovanni Malagò, presidente della prestigiosa Canottieri Aniene, come dire la Juventus (per via degli scudetti tricolori) del nuoto. Ma Giovanni Malagò non è solo il Presidente Aniene, comunque un eccellente tesserato Presidente. E’, anche, ma soprattutto, il Presidente del Coni, il numero uno dello sport italiano. E a leggere il dispositivo della sentenza  di oggi vengono certamente in mente tutte le questioni che di questa faccenda, chiamiamola così, aprono a un caso che ha certamente di storico nella storia delle relazioni tra il Coni e le Federazioni che il massimo organo dello sport italiano sovraintende. Non era mai successo che il Presidente del Coni prendesse un cartellino rosso così pesante, con appunto, gli annessi e connessi politici che la sentenza della giustizia sportiva scatenerà. Lo sport italiano, il nuoto italiano, entra in un tunnel con una via di uscita difficile da intravedere. L’immagine di questo cartellino rosso non è certo un bel biglietto da visita internazionale, ma forse tutto ciò sarebbe stato evitabile se il Presidente del Coni alla sua elezione avesse rinunciato alla Presidenza del suo Circolo, e quindi a essere trattato come un semplice tesserato federale. Un atto che a posteriori lo avrebbe liberato da una situazione che oggi, anche con una bacchetta magica in mano, è di non facile dipanamento..
 
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