Quella farfalla che oggi fa settanta, che fantastica storia il nuoto

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
Delicato e deciso come una farfalla, marino come un delfino in cento metri. Oggi Capitan D'Oppido fa 70, e quel record che rimarrà per sempre si illumina come una candelina…

L’ho sentito ieri sera al telefono, Michele. E la prima domanda è stata subito “Come sta Manuel, hai altre notizie?” come si chiede in apprensione di un nipote, di un familiare. Perché il nuoto è una grande famiglia, e la tragicità del nuotatore Bortuzzo lo ha colpito come qualsiasi di noi di questa famiglia. Oggi Michele D’Oppido il nuotatore fa settanta, compleanno importante. Giro di boa personale, ma anche di quella fantastica storia che è il nuoto italiano.

Mi chiamo Michele e ho sempre fatto il nuotatore, sembrerebbe l’incipit di questi lunghi settanta, in un assolo di sax che parte dalle acque antistanti Crotone, città natale, e la corda legata in vita per imparare a nuotare controllato dalla barca, e papà Dante – anche lui azzurro come i fratelli Franco e Antonio - a stabilire che la linea di fondo di un nuotatore è l’infinito azzurro dove si cala senza paura. Così, come scrissero, la sua piscina divenne il Mediterraneo, e la prospettiva - umana e agonistica - partì da lì per entrare in piscina. “Nuotavamo all’aperto, perché di piscine coperte non ve ne eranoe quindi solo da maggio a settembre si nuotava.

Storie epiche, come quando Bud Spencer mi raccontava di viaggi su treni coi sedili in legno, e i cuscini da affittare per non arrivare alle gare stremati ancor prima di partire. Erano gli anni sessanta, all’inizio, un miracolo economico che da tante parti non prevedeva ancora piscine. Un crescendo di D’Oppido con la Rari Nantes Auditore, quella di Nando Pesci, dei fratelli Amatruda e Ape, e del mister Casabona. Famiglie, famiglie di nuoto, storie di vita e di record. Che arrivarono presto, e nel 1964 a stile libero, nei 50 metri il ragazzino Michele, quindicenne calabrese, inseguiva il primo di tanti record. Arrivò Roma con la nazionale assoluta diretta da Dick Beaver, e il titolo assoluto nei 200 misti. Poi Padova, le Fiamme Oro che poi allenò a fine carriera, e il mito di Bubi Dennerlein come allenatore. Michele capitano di Novella Calligaris, lo scricciolo che si faceva leonessa acquatica e mito di un’epoca.

Nell'album delle figurine degli atleti olimpici

Poi l’Olimpiade di Città del Messico in un crescendo di sinfonia acquatica, fino al quinto tempo al mondo nei 200 misti (2’15” 2) ma era lì da venire ancora la storia. Quella che si apre come una enciclopedia quando il muro di acqua venne giù.Come Bud Spencer che frantumò il minuto nei 100 stile libero, D’Oppido fece la stessa cosa nei 100 farfalla. Eclettismo puro, per uno che volava anche di record a rana. Era il 1971, e il cronometro scrisse 59”6, che fantastica storia è il nuoto azzurro.

Con gli altri ex azzurri Michele Garufi, Massimo Nistri, Sergio Ascani e il mitico coach Bubi Dennerlein

Come una farfalla in cento metri, che oggi fa settanta. Signore delle acque, Michele D’Oppido, delicato e profondo. Dall’animo e dalla signorilità di una classe infinita. Profondo come il blu di quel Mediterraneo che è stata la sua prima piscina.

zicche@swimbiz.it