Quelle (mezze) verità nascoste di Mark

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
Mark Foster a 47 anni si dice gay, ma perché ci ha messo una vita natatoria?

Mark Foster (Getty)

La tempistica vale più in vasca che nelle scelte di vita, forse. Per Mark Foster, oggi 47 anni, la piscina è stato il regno della sua velocità di espressione, atletica e umana. Uno stile libero, il suo, rapido da cinquanta metri, più votati alla corta che alla lunga, ma sempre sprint purissimo. Leggero e senza fronzoli, libero da ogni condizionamento d’età, perché a rileggere il palmares del Foster non ci sfugge che a Trieste nel 2005 degli Europei in corta il bell’inglesone di quasi due metri a piedi nudi e a trentacinque anni suonati si cerchiava dell’ennesimo oro in carriera. Che specialità, quella di andare veloce e fare innamorare schiere di tifose e nuotatrici. Bello, brizzolato, la mascella divina, più vicino a un bronzo di Riace che a un qualsiasi, e comunque muscoloso, nuotatore.

Rachele Bruni (Getty)

“Per me è il più bello” mi ricordò una celebre sprinter nostrana con un fugace occhio da commentatrice televisiva “peccato a lui non interessi la metà femminile della vasca”. Già, tutti sapevano che il bellissimo con il cognome da birra non era da annoverare tra i “classici” sciupafemmine, machismo natatorio che interpreta spesso il ruolo dei divini e dannati della corsia. Oggi Mark ha fatto improvvisamente coming out sul suo essere orgogliosamente gay “dire mezze verità e non poter essere me stesso mi sta danneggiando soltanto. Come dire che gli anni dei trionfi in vasca non riuscivano a contemplare una normalità non dico di accettazione, ma di personale modo di essere con una sessualità che non può essere condizionata da quello che si aspetta un mondo forse ancora troppo legato a certi stereotipi irriguardosi delle tante nature dell’uomo, prima che atleta. Chiedere a Tom Daley, a Greg Louganis, o alla nostra Rachele Bruni se la normalità dell’essere gay deve passare da una diversa cultura dello spogliatoio o dell’ambiente a cui non deve essere tenuto nascosto nulla.

 

Le dichiarazioni di Mark Foster (Il Fatto Quotidiano)

Quelle mezze verità nascoste da Mark forse hanno questo come risposta, la stessa di un nuotatore del giro della nazionale che ha difficoltà a dirlo e che mi confessa a mezza parola “l’ambiente non è ancora pronto, non è ancora il momento, forse lo sarà più avanti”. Lo sarà quando la cultura aprirà definitivamente le menti, oltre le bracciate della vasca. Essere se’ stessi sempre e comunque, Mark ha aperto un‘altra breccia acquatica. Forse con un po’ di ritardo, ma concediamogli l’assoluta e totale condivisione di un mondo che non dovrebbe nemmeno contemplare il coming out. Insegnamento per i giovani atleti: ognuno è quello che è, dentro e fuori la vasca. Si chiama, anche questa, cultura sportiva.

zicche@swimbiz.it