Roma caput mundi natatoria

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche
Il commento del direttore:
Quasi fatta per Roma 2022, che trentanove anni dopo riporterà un Europeo di nuoto nella Capitale. Una storia di una vita acquatica dove tutto è cambiato, ma dove la traccia di uno Stadio del Nuoto quasi eterno si confonde con un evento che sarà uno dei grandi temi sportivi nazionali dei prossimi anni.

Marcello Guarducci

Correva l’anno acquatico 1983. Lo Stadio del Nuoto di Roma, centralissimo Foro Italico, si accingeva a un Europeo memorabile per quegli anni ‘80, fantastici in tutto e quasi per tutto, crocevia di un’epoca che in acqua si stava via via trasformando. Fu l’estate acquatica di un tricolore che infiammò l’Italia ancora poco avvezza agli attuali standard di medaglie, oggi che l’europeo è quasi il nostro campionato condominiale. Rosolino era un bimbino che sgambettava al corso di nuoto, Federica Pellegrini nessuno nemmeno la immaginava manco con la sfera di cristallo. Chi scrive aveva l’età della Pilato e chiedeva l’autografo modello selfie al biondo Marcello Guarducci, il belloccio simil americano tutto copertina e gossip. Un anticipatore dei Magnini e di tutti quelli che dai 100 metri a stile partirono alla conquista di cuori femminili, all’epoca Milly Carlucci fece rima con Guarducci. E le copertine con il biondo trentino che si immaginava per risultati sulla scia di Weissmuller si sprecavano in mano alle signore che aspettavano il trucco e parrucco, altro che Instagram de’ noantri con il flash di una “story” che dura l’attimo di una giornata.ù

Giovanni Franceschi sul podio agli Europei 1983 (Getty)

Che estate fu quella di Roma? Calda ma ordinata, era sindaco Ugo Vetere, un comunista che aveva fatto la resistenza, ma non aveva l’assillo delle buche e della monnezza, ma solo il piacere di vedere gli azzurri alla Scala acquatica, lo stadio del nuoto.Fu l’estate di Giovanni Franceschi. Long John, azzurro modello e formato America che all’epoca sembrava un altro mondo. Quasi irraggiungibile, mistico, almeno in piscina. La pertica secca e quasi dinoccolata del prototipo di atleta tutto famiglia e nuoto. Un agonista lombardo, un nuotatore milanese squadrato. Sguardo e mascella tagliata da fare invidia a un fumetto. Deciso a riempire le prime pagine di giornali, e le serate alla tv. Fece doppietta, oro nei 200 e 400 misti, roba che fermò l’asticella in quello che sembrava già un primato. Weismuller-Guarducci s’imbattè in una batteria sotto il diluvio universale – cosa che alla Scala del nuoto non capita di rado - e dovette ridimensionare tutto il suo stile libero successivo. Volò la staffetta 4x200 stile uomini, di bronzo. Ma si aprì un’epoca, in qualche modo.

Lo Stadio del Nuoto di Roma

Undici anni dopo fu il Mondiale, che si ripetè poi nel 2009. Altra epoca e altro nuoto, a paragone, quello di Phelps e dei costumi gommati, fantascientifica esperienza per fare record del mondo a manetta. Ieri a Dublino la prima copertina di quella che sarà la storia da scrivere per Roma 2022, candidata e predestinata per l’Europeo. Ci sarà ancora lo Stadio del Nuoto, forse coperto, o una location diversa? Vedremo, ma saranno passati quasi quarant’anni. Quello che tornerà è lo spirito acquatico di una città che sarà sempre caput mundi natatoria. E chissà chi farà la doppietta azzurra, con Franceschi premiatore.

zicche@swimbiz.it