Ci sono risultati che valgono una medaglia e altri che raccontano una trasformazione. Il Trofeo Settecolli 2026 ha consegnato al nuoto italiano una Sara Curtis diversa: più veloce, più consapevole e ormai stabilmente competitiva con le più grandi velociste del pianeta.
Nella piscina del Foro Italico la giovane azzurra ha firmato un'impresa dopo l'altra. Ha aperto la manifestazione con uno straordinario record europeo nei 50 dorso (27"07), per poi diventare la prima italiana della storia a scendere sotto i 53 secondi nei 100 stile libero con il nuovo record nazionale di 52"69. A chiudere un weekend memorabile è arrivato anche il record italiano nei 50 stile libero in 24"09, conquistato nella gara più veloce mai disputata, alle spalle del record del mondo di Gretchen Walsh e del ritorno ai massimi livelli di Sarah Sjöström.
Numeri eccezionali, ma soprattutto prestazioni ottenute in un contesto tecnico di livello assoluto. Ed è proprio qui che emerge il valore della scelta compiuta da Sara alcuni mesi fa: trasferirsi negli Stati Uniti, all'Università della Virginia, uno dei programmi universitari più prestigiosi al mondo.
Una decisione coraggiosa, che inizialmente aveva suscitato curiosità e qualche interrogativo. Oggi, invece, i risultati sembrano parlare da soli. Allenarsi ogni giorno insieme alle migliori nuotatrici americane significa confrontarsi quotidianamente con ritmi, intensità e standard che trasformano ogni seduta in una finale internazionale. Un ambiente in cui l'eccellenza è la normalità e nel quale ogni dettaglio viene curato con metodo quasi scientifico.
Non è un caso che proprio al termine delle sue gare romane Curtis abbia riconosciuto quanto questa esperienza stia incidendo sulla sua crescita: gran parte del salto di qualità, ha spiegato, nasce proprio dal lavoro quotidiano condiviso con le compagne di allenamento negli Stati Uniti.
Al Settecolli questo cambiamento è apparso evidente. Curtis non ha semplicemente migliorato i propri tempi: ha dimostrato di saper gareggiare senza timori contro campionesse del calibro di Gretchen Walsh e Sarah Sjöström, restando dentro gare di livello mondiale e trovando nuovi limiti da superare. È la differenza tra inseguire le migliori e sentirsi ormai parte dello stesso gruppo.
L'impressione è che la velocista piemontese abbia imboccato la strada percorsa negli ultimi anni da tanti campioni internazionali: uscire dalla propria zona di comfort per crescere nel contesto più competitivo possibile. Una filosofia che richiede sacrificio, lontananza da casa e la capacità di adattarsi a un sistema completamente diverso, ma che può accelerare enormemente il processo di maturazione.
Il Trofeo Settecolli 2026 potrebbe così essere ricordato come il momento in cui Sara Curtis ha definitivamente cambiato dimensione. Non più soltanto una promessa del nuoto italiano o una primatista nazionale, ma un'atleta capace di confrontarsi ad armi pari con l'élite mondiale.
Gli Europei rappresenteranno il prossimo banco di prova, ma il messaggio lanciato da Roma è già chiarissimo: la scelta di trasferirsi negli Stati Uniti non è stata soltanto un cambio di sede di allenamento. È stata una scelta di mentalità. E i risultati, oggi, raccontano che è stata quella giusta.
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