Sport-istruzione, modelli USA e getta

Il commento di Swimbiz: Una coesistenza molto sentita nei Paesi anglosassoni. Meno in Italia.

Copyright foto: Ap

Se, nel nostro Paese, l’attività agonistica fatica ad andare pari passu con quella scolastica, altrove, negli Stati Uniti per essere precisi, le due cose sembrano sposarsi alla perfezione. E diventano perfino complementari. Ad essere premiati non sono solo gli atleti con ampi meriti sportivi, ma anche quelli che si distinguono per la preparazione accademica. La CoSIDA (College Sports Information Directors of America) seleziona studenti-atleti dal secondo anno in poi con un alto punteggio scolastico, per entrare a far parte della squadre universitarie nazionali All-District e All-America (in foto, Connor Jaeger). E in Italia? Di progetti volti a promuovere lo sport a scuola, nel corso degli anni, ce ne sono stati. Tempo Flaviano Padovani, maestro di salvamento, illustrò a Swimbiz Il nuoto in cartella “Un protocollo d’intesa tra Fin e Ministero dell’Istruzione risalente al 1998. Si trattava di un pacchetto ore da utilizzare per far conoscere il nuoto ai bambini – di quell’iniziativa sembrano essersi perse le tracce – penso che il problema stesse nei costi elevati. Quando c’è da tagliare, si parte sempre dai progetti che promuovono lo sport”. E dire che, per la legge italiana “sono riconosciute come scolastiche tutte le attività che l’istituto delibera in collaborazione con altri enti – spiegava a Swimbiz il dirigente scolastico Roberto Tasciotti - e addirittura l’ambiente in cui si pratica tale attività, come la piscina, è considerato aula scolastica”.
 
capilongo-broussard@swimbiz.it