Una storia italiana: come ti cambiamo la 10 km

Il commento di Swimbiz: La distanza olimpica del fondo vista a Swimbiz.it dai suoi protagonisti. E per vincerla, non vanno cambiati gli interpreti, ma le strategie.

Alle origini era la figliol prodiga, la ‘discriminata’, mentre i grandi fondisti guardavano alla 25 km. Poi arrivarono le Olimpiadi, debutto in società per la 10 km. E fu subito una storia italiana. Bronzo di Grimaldi a Londra 2012, argento di Rachele Bruni quattro anni dopo. E il monopolio azzurro sulla Coppa del Mondo: due anni fa Bruni, bis nel 2016 con Simone Ruffini, in replica quest’anno insieme ad Arianna Bridi(leggi qui). Dopo tre anni intensi, Simone ha dovuto per forza di cose tirare un po’ il fiato “Ma non è andata male” ridacchia sornione al telefono con Swimbiz.it. “Dopo due anni in crescita, era tempo di tirare le somme” commenta Arianna, pronta a migliorare il suo bronzo europeo. Doppio stimolo con Rachele Bruni “Le ho insegnato a soffrire fino alla fine, ma anche lei mi aiuta con i miei punti deboli” spiega la fiorentina, perché uno sport di situazione è studio continuo.

Arianna Bridi, negli ultimi tre anni bronzo europeo e mondiale nella 10 km, vincitrice della World Cup 2016-17 (LaPresse)

Proprio l’importanza acquisita dalla 10 km, però, la trasforma quasi in termometro del movimento. Distanza a sé stante, gara secca come una partita della nazionale di calcio: conta solo il risultato, la gloria o la gogna. Al punto da fare un caso mediatico, in Italia, dell’andamento mondiale dei maschi. Tra chi ha visto i nuotatori da vasca alla stregua di minaccia d’estinzione per il fondista puro. “Se fosse così, Bridi non avrebbe azzeccato ogni 10 km negli ultimi tre anni. E due brasiliani ‘pesanti’ come Do Carmo e Cunha non farebbero quel che fanno” fa notare Stefano Rubado, responsabile del settore fondo. “Differenze di base tra uomini e donne non ci sono. Loro hanno il miglior millecinquecentista? Noi abbiamo le quattrocentiste più forti” aggiunge Arianna Bridi. Molto fanno le annate e le generazioni, senza scordare che vedere gli azzurri costantemente tra i primi dieci non è un dato da buttar via.

Ferry Weertman, quattrocentista e campione europeo, olimpico e mondiale in carica nella 10 km di fondo (Getty)

Alcuni arrivano dalla velocità vera e propria, come l’olandese Esmee Vermeulen. Olanda, Stati Uniti, Francia, Spagna iniziano a prender esempio dall’Italia, portando gruppi numerosi a fare esperienza. Ma ogni atleta fa storia a sé Weertman è veloce nei 400 stile, ma è anche un 1.90 per 90 kg e, quando ti passa di fianco, li senti tutti” spiega Federico Vanelli. Il punto non è cambiare atleti, ma cambiare strategie “Loro sono più veloci nel rush finale? Noi abbiamo più resistenza, perciò dovremo stancarli durante il percorso” spiega deciso il lodigiano, cresciuto in questa stagione. “Abbiamo già iniziato a farlo nella tappa cinese, ma è chiaro che non siamo ancora pronti, visto il momento della preparazione” aggiunge Simone Ruffini. Una gara che può diventare ancor più imprevedibile e spettacolare “E’ come il ciclismo: Cipollini ti brucia nello scatto, perciò devi sfiancarlo prima. Ci vorranno più strappi da parte dei fondisti puri, meno gare di attesa prevede Rubaudo.

10 km, una storia italiana. To be continued

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