Tamas Gyertyanffy “Alleno dipingendo quadri ben precisi, non opere impressioniste”

Il commento di Swimbiz: Dall’89, il magiaro si è legato al nuoto italiano “Passi da gigante, e si può ancora migliorare. Fissneider e Scozzoli? Hanno allargato gli orizzonti”

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Non capita spesso di sentire sportivi di professione citare tendenze artistiche. Per descrivere la sua filosofia di allenatore, Tamas Gyertyanffy dichiara a Swimbiz “Diamo importanza ai piccoli pezzi, affinché compongano un puzzle, un quadro ben preciso; non un’opera impressionista”. E un fattore cruciale per il tecnico magiaro, nel suo lavoro al centro federale di Verona, è quello psicologico. A ottobre, spiegò come nuotare bene più stili e più gare aiuti a togliere pressione all’atleta(leggi qui) “E così anche gareggiare molto. Soprattutto all’estero – questo weekend il suo gruppo gareggerà a Rijeka (Fiume), per poi andare in collegiale in Spagna a marzo – abituandosi ad avversari meno conosciuti e ad affrontare imprevisti di ogni tipo”. Tamas lavora in Italia “Dall’89 e in 25 anni il nuoto italiano ha fatto passi da gigante. Nel 2000 arrivarono i primi ori olimpici, ma a livello generale l’Italia è entrata nel novero delle nazioni migliori”. Ma i pregi maggiori sono alla base “A Imola avevo 7-8 ragazzi in una vasca da 25 m e sono venuti fuori nomi come Polieri, Bianchi, Scozzoli… Solo l’Italia riesce a fare cose del genere – nonostante il periodo economico – anzi, spesso non avere ‘la pappa pronta’ è un bene: le difficoltà stimolano a trovare nuove soluzioni per migliorare”. Ma non mancano anche azzurri all’estero. Solo ad agosto, Lisa Fissneider si diceva troppo legata alla sua terra per pensare di ‘emigrare’(leggi qui) ed eccola, ora, apprestarsi a nuotare la sua prima gara americana “Avrà allargato i suoi orizzonti… Anche Scozzoli diceva ‘Romagna mia’ e ora si allena per buona parte dell’anno in Austria – una condizione – ormai all’ordine del giorno. Spostarsi è un’abitudine negli Usa; anche gli ungheresi vanno ovunque, come Verraszto a Nizza. Gli stessi tecnici non dovrebbero essere troppo ancorati al territorio: viaggiando si cresce, e io in Italia ho imparato e imparo tanto”.
 
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