Un ricorso tirato per la giacchetta (o per il costume)

Il commento di Swimbiz: Quando basta una singola parola a incidere sul risultato.

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"L'Italia ha dominato nella finale femminile...  Purtroppo è stata beffata da un cavillo antisportivo del regolamento internazionale" così, nei giorni scorsi, il sito ufficiale della Fipm sintetizzava la gara individuale delle under 19 (Youth A) agli Europei giovanili di Drzonkow in Polonia, che è comunque valso l'Argento all'azzurra Alice Rinaudo. Ma che poteva essere Oro, se la Bielorussia non avesse fatto ricorso perché sulla pettorina della Rinaudo e di un'altra azzurra, Maria Lopez, figurava la scritta Italia anziché, come da regolamento, Ita.

Non è, purtroppo, la prima volta che un atleta si veda beffato per una singola parola scritta. Si racconta ancora oggi che agli Europei di Roma 1983 una nuotatrice greca fosse stata bloccata per uno sponsor oltre misura sul costume, nonostante l'ellenica ribattesse che fosse il petto a dare l'illusione di un logo dilatato. Meglio è andata alle due pentatlete azzurre che, insieme a Maria Beatrice Mercuri, si sono consolate con l'Oro a squadre. Tra i maschi, Oro individuale di Giorgio Malan - tra l'altro ottimo nuotatore, come poté constatare lo scorso aprile Swimbiz(leggi qui) - poi Bronzo in staffetta con Giorgio Micheli.

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