Una Hall of Fame anche nel nuoto italiano, per preservarne la storia

Il commento di Swimbiz: A Swimbiz con Giovanni Franceschi e Marcello Guarducci, per parlare dell’importanza della memoria nello sport. Perché il rischio è l'oblio.

Copyright foto: giovanni franceschi/marcello guarducci

Omaggiare la storia dei vecchi campioni. Concetto che, in Italia, fatica ancora a prendere quota. Una vera Hall of Fame, con i grandi del nuoto azzurro, manca. “Chi ha lasciato un segno più o meno tangibile nell’ambiente del nuoto italiano”, commenta a Swimbiz Giovanni Franceschi, ex mistista campione e primatista europeo, “dovrebbe avere un ambiente, anche solo virtuale, in cui venga ripercorsa la sua carriera”. Stupisce che Paesi ‘giovani’ come Sati Uniti e Australia abbiano, invece, tali premure: ai Mondiali di Melbourne 2007, “Riservare un intero settore delle tribune alle vecchie glorie del nuoto australiano (Thorpe incluso, da poco ritiratosi n.d.r.) è stata una bella iniziativa, un segno d’interesse dalla Federazione”. Il valore aggiunto non è tanto o solamente “Ricordare vecchi leoni – quanto – rappresentare la storia del movimento natatorio italiano”. Gli fa eco Marcello Guarducci, membro della 4X100 stile che nel ’75 vinse la prima medaglia mondiale Azzurra “Nello sport rivedo quel che accade nel Paese: manca l’attenzione per far sì che la storia, il passato rimanga come bagaglio culturale e, nel caso degli ex atleti, veicolo delle attività sportive – e la sua, più che una critica – è un rimpianto: la verità è che oggi, salvo gli addetti ai lavori, nessuno sa chi siano Giorgio Lamberti, Eraldo Pizzo, Gianni De Magistris”. Senza ipotizzare veri ‘musei’ “Basterebbe un archivio di foto e video sul sito federale, con le prestazioni dei grandi campioni. Con i social network, basterebbe un attimo a chiedere il permesso e farseli dare dai diretti interessati”.
 
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