Giorgio Lamberti per Swimbiz: “Non vogliamo l’elemosina, ma soldi reali per costruire una progettualità concreta”

Se non avesse avuto un fisico da atleta, forse non ce l’avrebbe fatta a riemergere dal Covid e a toccare il muro della rinascita. Stava affogando Giorgio Lamberti, il virus lo aveva fatto annaspare, ma chi nuota riesce sempre ad arrivare a riva. 

Non lo dice lui, gliel'hanno detto i medici quando è uscito dalla terapia sub intensiva e ha iniziato il periodo di riabilitazione. Il fisico lo ha aiutato nel recupero, anzi, lo ha praticamente salvato. Anni 52, primo nuotatore italiano a vincere una medaglia ai campionati mondiali, Lamberti ha le spalle ancora più larghe dopo aver attraversato la corsia dell’ospedale e del virus: «Dopo aver scollinato la fase critica aver avuto un fisico strutturato ha favorito un recupero più rapido e ha quindi facilitato la guarigione – dice Lamberti a Swimbiz – non è una mia considerazione, ma è quello che mi hanno detto i medici anche in rapporto agli altri pazienti che erano in quel momento ricoverati e che hanno trattato nei mesi scorsi. Questa è l’ulteriore conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che davvero lo sport è salute e vita e quindi è fondamentale riattivare la motricità di tutti noi ormai fermi da mesi. Gli italiani che fanno sport sono un terzo della popolazione e ora sono tutti al palo». Il lockdown prolungato dello sport ha interrotto un meccanismo funzionale che è già era parziale, sottolinea Lamberti (perché il numero dei praticanti sport in Italia è di molto inferiore a quello del resto d’Europa), e che riattivare non sarà semplice. «La politica è in ritardo anche rispetto a questa riflessione e non ha forse ben chiaro che questa situazione disastrosa si ripercuoterà sulla spesa sanitaria del paese per i prossimi decenni». 

Al danno economico di società che sono sull’orlo del fallimento, o già hanno abdicato, si aggiungerà la beffa dei costi in termini di salute. Per questo, dice Lamberti, oltre ai ristori («Non vogliamo l’elemosina, ma soldi reali per costruire una progettualità concreta») ci vogliono incentivi a praticare attività fisica. Anche una sorta di «bonus sport»per le famiglie che aiuti la ripartenza. 

Lamberti è presidente di Agisi, l’associazione gestori impianti sportivi italiani che insieme ad altre realtà del territorio ha dato vita al coordinamento associazioni gestori impianti natatori per tutelare 4 milioni di italiani che frequentano le piscine e 2mila imprese sportive che gestiscono impianti. 

Lamberti è alla guida di piscine da 27 anni e sa quanta sicurezza ci sia in una vasca. Perché chi gestisce un impianto è sempre stato abituato a rispettare regole ferree e rigidi protocolli, prima ancora del Covid: «Eppure ci hanno accusato di chissà quali gravi indiscipline – dice Lamberti – senza fornire dati oggettivi. Perché la realtà è che focolai negli impianti non sono mai scoppiati e i controlli dei Nas con cui ci hanno perseguitato a ottobre non hanno riscontrato nessuna irregolarità perché abbiamo investito in soldi e in risorse umane per rendere le nostre piscine ancora più sicure di quanto non lo fossero già». 

Lamberti non si stupisce di fronte all’ulteriore studio britannico di cui proprio Swimbiz ha parlato ieri secondo cui in 30 secondi il cloro ammazza il Covid: «E’ solo una ulteriore conferma a quello che già sapevamo, non ci vuole tanto a capire che le nostre piscine, che non vanno solo ad acqua calda, ma anche a cloro e acido, siano luoghi sicuri. Posso solo augurarmi che lo comprenda anche chi di dovere». 

Patrizia Nettis per Swimbiz.it     

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram