La Corte dà ragione a Park: multato il medico che iniettò il testosterone

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Un anno passato quasi più in tribunale che in vasca. Era tornato in Giappone come alle origini della sua carriera, Tae-hwan Park, perché la squalifica per doping gli impediva di allenarsi nella sua Corea del Sud. Diciotto mesi di stop a causa di una positività al testosterone per l'ex campione olimpico dei 400 stile, primo del suo Paese a vincere l'oro nel nuoto. Ha anche rischiato di saltare le Olimpiadi di Rio, poiché una regola del Comitato Olimpico Coreano chiude per tre anni le porte della nazionale a un atleta che abbia scontato una squalifica per doping. Park arrivò a chiedere pubblicamente scusa, in lacrime e in ginocchio, chiedendo di poter partecipare. Ma fu la Court of Arbitration fo Sport di Losanna a dargli il via libera, secondo il principio per il quale un atleta non può essere punito due volte per la stessa violazione.

Ora, segnala l'agenzia di stampa coreana Yonhap, un'altra sentenza di tribunale. L'Alta Corte della Corea del Sud ha ritenuto responsabile di negligenza il medico che iniettò a Park il nebido, contenete testosterone. Park - o meglio, il suo management - ha sempre sostenuto che l'iniezione sia stata effettuata in ospedale, durante un trattamento chiropratico. Il medico avrebbe più volte rassicurato il mezzofondista sul fatto che la siringa non contenesse alcun elemento vietato dall'antidoping. La Corte ha riconosciuto il Dottor Kim responsabile dell'errore, multandolo di 1 milione di won (850$ circa). Tae-hwan Park, impegnato (e vincente) nei giorni scorsi ai Campionati Asiatici di nuoto, a 27 anni potrebbe ora vivere l'ultimo quadriennio della sua carriera natatoria

moscarella@swimbiz.it

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