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La libertà di nuotare per scelta, non per necessità

Ioc
Ibrahim Al Hussein (Unhcr)
Ibrahim Al Hussein (Unhcr)

Un tedoforo dopo l’altro, la torcia olimpica continua il suo viaggio verso le Olimpiadi di Rio de Janeiro. Scelta pregna di significato fu quella di Ibrahim Al Hussein, siriano rifugiato in Grecia. Nuotatore sia prima, sia dopo che lo scoppio di una bomba lo costringesse all’amputazione parziale di una gamba, portò la fiaccola al campo-profughi di Atene(leggi qui). Ma sono molti i siriani a scegliere il nuoto per esigenze di sopravvivenza. A marzo La Stampa, citando il Syrian Observer, scriveva che in Giordania “I club sportivi hanno registrato un’impennata nelle iscrizioni ai corsi di nuoto da parte dei siriani rifugiati nel Paese (ce ne sono almeno 700 mila)” e gli allievi confermavano che si tratta di una scelta cautelativa, manifestando la volontà di emigrare e preparandosi al peggio.

Yusra Mardini (Reuters)
Yusra Mardini (Reuters)

Non è il caso di Yusra Mardini, la cui storia è spesso rimbalzata sui quotidiani italiani nei mesi scorsi.L’estate scorsa era con altre 19 persone su un gommone che stava affondando durante il viaggio da Istanbul all’isola greca di Lesbo. Insieme alla sorella Sarah e a una donna, l’allora diciassettenne spinse il gommone verso la salvezza Erano le uniche a saper nuotare “Sarebbe stata una vergogna affogare, perché io sono una nuotatrice” ha detto con orgoglio, in conferenza stampa, il marzo scorso. E’ vero, era una campionessa già in patria: nazionale siriana ai Mondiali in vasca corta di Istanbul 2012. Lei non iniziò a nuotare per necessità, ma per scelta.

Rami Anis (Ioc)
Rami Anis (Ioc)

E così Rami Anis, come lei siriano e membro della Squadra dei Rifugiati che parteciperà alle Olimpiadi di Rio per volontà dell’Internatonal Olympic Committee e della United Nations Refugee Agency. Rami ha scelto di nuotare perché ispirato dallo zio Majad, ex nuotatore agonista. L’Olimpiade è un premio alla loro forza di volontà e (come per ogni atleta olimpico) alla dedizione negli allenamenti: l’allenatore di Yusra dice che ha un livello di organizzazione ‘ da tedesca’ e lei replica “In Siria siamo così”. Ma la libertà di poter scegliere uno sport a cui dedicarsi anima e corpo senza cause di forza maggiore, questo è il vero messaggio, eccezionalmente normale, che Ibrahim, Yusra e Rami lanciano ai rifugiati del mondo.

moscarella@swimbiz.it

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