Mute phantom e fantasmi dei costumoni

Copyright foto: ufficio stampa aqua slalom

Mari, fiumi, laghi canali ad accomunarli. Una veste di gomma come spartiacque. A volte nuoto e triathlon arrivano a sfiorarsi, lavorando in sinergia come Sara Dossena(leggi qui). Le mute da triatleta hanno raggiunto un elevato livello tecnologico, in modo simile a quanto avviene per i costumi da vasca. La genovese Aqua Sphere ha chiamato Phantom (fantasma) il suo ultimo modello di muta, a sottolineare la ricerca della comodità sia nell’uso, sia in fase di vestizione. Ma mute, cuffie e occhialini (a 180° di visione) ormai sono studiati anche per proteggere l’atleta dai raggi ultravioletti, per ridurre l’affaticamento, per trattenere il calore corporeo… veri astronauti dei mari. Ma i per molti fondisti, specie anglosassoni, il wetsuit resta un tabù anche al di fuori delle gare. Quando la Fina il gennaio scorso ventilò l’ipotesi d’introdurre le mute, per ragioni di sicurezza, nel nuoto in acque libere olimpico, si scatenò la protesta di molti addetti ai lavori. Stavolta i fantasmi erano gli anni dei costumoni in gomma. L’oro olimpico di pentathlon moderno Daniele Masala, che dal nuoto proviene, commentò a Swimbiz.it(leggi qui) “Ne beneficerebbero indubbiamente atleti meno tecnici o molto pesanti – come Ana Marcela Cunha, che a Rio 2016 giocherà in casa, ma Masala lucidamente aggiunse – in realtà, nel caso dei ‘costumoni’ il vero problema fu che la decisione di concedere i costumi in poliuretano fu presa dalla Fina all’improvviso, senza che la maggior parte degli atleti e delle aziende potesse adeguarsi”. La Fédération Internationale de Natation ha rinviato al post Olimpiade l’eventuale introduzione delle mute nel fondo, e solo dopo ulteriori studi. E allora, potremmo vedere moltiplicarsi le sinergie tra nuoto e triathlon.

 

moscarella@swimbiz.it

 

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