L’Italsynchro ai Mondiali: dov’eravamo rimasti

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Prime gare mondiali per il nuoto sincronizzato/artistico azzurro a Gwangju, prime polemiche in vasca. Il 'casus belli' è sempre lo stesso, da anni. La mancanza di criteri oggettivi di giudizio, di coefficienti di difficoltà netti come nei tuffi, e il risultato è un'Italsynchro per l'ennesima volta in disaccordo con i voti presi. A Linda Cerruti la prima finale, un 6° posto con la quota 90 (punti) che ancora fatichiamo a sfondare con continuità, e nella finale di doppio con Costanza Ferro probabilmente il copione sarà simile,  una rediviva Spagna che torna a sfidare la corazzata Russia (inaffondabile), e come sembrano lontani gli storici sorpassi azzurri sulle iberiche in anni recenti.

E scendono già in vasca i due più attesi, Giorgio Minisini e Manila Flamini, e per l'ennesima volta il duello sul filo dei centesimi è unicamente col russo Maltsev e compagna. Gli azzurri seguono in classifica, chissà se riuscirà il sorpasso. Cambiano le strategie: se agli inizi Giorgio e compagne - all'epoca Manila si alternava con Mariangela Perrupato - vantavano una migliore tecnica, ora paradossalmente in casa Italia imputano agli avversari di puntare tutto di essa, mentre il duo nostrano si presenta più espressivo e artistico. Per il resto, davvero poco è mutato in due anni, in questo sport. Dov'evaramo rimasti.

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