Una gara che mi fa da sempre emozionare, il brivido caldo della rana. Se poi in vasca ci sono Martinenghi e Cerasuolo lo spettacolo, e il conseguente risultato, è quasi scontato. Anche se, soprattutto nel nuoto dai piedi a martello, nulla è scritto prima che la piastra d’arrivo si spenga sotto la pressione delle mani d’arrivo. Tant’è nei 100 metri a rana, un allungo fatto di strappi e compressioni in meno di un minuto. Pronti. partenza e via, e il Tete-Nic Martinenghi si ricorda che qui nell’anno olimpico acquatico del 2024 si è compiuto l’oro che consacra, il suo, con Domenico Fioravanti in quel vicino ma lontano stilisticamente inizio del millennio 2000, sigillo della potenza ranistica italiana. Quindi oro, lacrima aggiunta del Tete perché ogni ranista ha nel suo fisico i segni del dolore fisico che la rana consegna come specialità dura e usurante, fatta spesso di risonanze che non sono quelle acquatiche ma sono la lotta per tenere duro quando tutto sembra fermarsi. Bravo, oro e dieci e lode. Come la grinta di Simone Cerasuolo, che nel lato della vasca si aggrappa come un leone in gabbia per raggiugere il podio, bronzo. E lo stesso bronzo che ci consegna l’inizio di una carriera che da qui parte per diventare in futuro, chissà, regina della gara Regina.
I cento metri a stile libero di Sara Curtis, che da predestinata e volitiva le prova tutte per giungere alla vetta. Da qui, dal bronzo, si parte. Diventa reginetta con uno sguardo al mondo. Sarà dura la salita visto il globo terracqueo nella sua totalità, ma la ragazza piemontese ha tutte le carte dalla sua. Poi, sul finire di serata arriva lei, Simona Quadarella, e gli ottocento metri nuotati a stile libero. Il suo stile, la sua grazia acquatica, la sua forza. La nostra sicurezza, il nostro vanto, il nostro orgoglio semplice ma deciso. Che non manca mai di stupirci. Con una buona acqua così siamo già a buon punto, o volete altro?
A domani e buona acqua sempre
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