Punto Acquatico: Una vasca d’argento, e di dettagli vicini all’oro

Il punto acquatico - L'editoriale del direttore Christian Zicche

Mai dire nuoto.

Nessuno escluso. Se ne è reso conto della massima esistenziale, al via delle danze acquatiche, niente Popovici di meno del talento rumeno più veloce al mondo. Cavalcata fantastica, per centosettantacinque metri, e Vlad il principe pensava di impalare tutti dietro la sua classe di primatista ( dei cento, però ) con un guizzo quasi da guitto della vasca.

Io so io, e…. agguantato, ripreso, riassorbito, e sorpassato come un qualunque gregario in fuga. Quarto, e fine dei giochi mondiali al caso.

Mondiali che invece si sono ritrasformati nel chilometro e mezzo di Simona Quadarella, concentrata, precisa, veloce e costante. Solo l’americanona Ledecky a negarle qualsiasi pensiero oltre l’argenteria che le fa gioia, tanta. E ritorno in una vasca da rincorrere sempre, alti e bassi che sono la vita. E quindi il nuoto.

Che doccia freddina il nostro stupendo Ceccon, meno on e un po' più off oggi, nei dettagli oltretutto. Pensava e pensavamo, tutti ad aspettare un bis dorato, dopo il cinquanta.

La partenza inganna lui, THC, e quel volo inarcato dopo il sibilo dello starter. Quel che basta per dare modo agli avversari di crederci. Non mollano, tocca sfoderare tutto il repertorio per Thomas. Che sente il fiato sul collo fino all’ultimo dettaglio. L’arrivo con un altro americanone, Il Murphy già campione olimpico. Una questione di braccio, di mano, di piastra.

Quindi l’arrivo illude l’azzurro di quel poco davanti, per i nostri occhi incollati che vogliono quel che tutti vogliono, cioè la gloria del primo. Ma sono cinque i centesimi che si ribaltano. L’arrivo poco gagliardo, forse meno fenomenale di quello che dovrebbe, sbatte in parte la porta del paradiso al nostro, che si incarta nel dettaglio fatale. È meraviglioso argento, questo sicuro.

Ma, c’è un ma. Ma un grande insegnamento per il futuro, Parigi dietro l’angolo di casa val bene una nuotata: curare tutto, non tralasciare nulla. Si chiama esperienza, l’ha fatta anche un certo Phelps all’epoca.

E cura maniacale del dettaglio, che può trasformarsi come limite assoluto..

buona acqua a tutti

zicche@swimbiz.it

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Telegram