Simone Barlaam: “Facciamo cultura della disabilità a scuola. La conoscenza parte da lì”

Simone ha vinto una sola medaglia individuale alle Paralimpiadi. Probabilmente si aspettava di più da Tokyo, ma ugualmente felice della sua prestazione nell’Italnuoto delle 39 medaglie da record, anche la sua spicca. Il titolo nei 50 stile libero S9 è nella storia, come lui lo è ormai dai Mondiali di Londra.

Il futuro ingegnere civile che ama disegnare e fare compagnia ai suoi followers mentre lo fa, sui social, riflette sui suoi primi Giochi della vita. All’Ansa dichiara: “Ho capito cosa migliorare di me”. Un appuntamento allora per lui e per i suoi tifosi nelle prossime competizioni internazionali. Nel 2022 arriveranno i Mondiali a Madeira a giugno e allora i prossimi allenamenti saranno concentrati verso questo obiettivo. Intanto Barlaam, pluricampione iridato nel 2019, riflette anche sul periodo antecedente alle Paralimpiadi. Il lockdown e la pandemia da Covid che ha fermato lo sport importante, fino alla riapertura del maggio del 2020. Anche Simone è dovuto stare a casa e attendere: “L’isolamento – ha detto il campione di nuoto paralimpico – ha messo di fronte ognuno di noi alle proprie paure. Noi atleti siamo essere umani, come tutti”.

Si sono accesi i riflettori a Tokyo sui Giochi paralimpici e lui ha sottolineato: “Bisogna vedere se l’interesse resterà acceso fino a Parigi 2024”. Quando la delegazione azzurra è tornata a Roma dal Giappone, sia il Presidente della Repubblica che quello del Consiglio hanno accolto gli eroi di Tokyo e a loro donato grandi tributi. Commenta Simone questa splendida avventura anche sotto il cielo italiano di omaggi e festeggiamenti, parlando del mondo di cui fa parte: “Della disabilità va parlato bene: non va fatta solo la storia pietosa e strappalacrime, ma anche raccontata l’impresa sportiva che la persona fa, nonostante ciò che è stato a lei tolto”. Si fa portavoce allora Barlaam probabilmente. Probabilmente di tutti un intero mondo che sta crescendo in risultati e successi. Ma da dove parte una buona cultura della disabilità? L’azzurro ha risposto: “Bisogna lavorare tanto sulla formazione: gli insegnanti devono essere formati su come trattare questo tema e noi in aiuto".

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