Taranto, la piscina dei 41 milioni non può restare a bordo vasca

Il nuovo Stadio del Nuoto è stato il gioiello dei Giochi del Mediterraneo. Ora, spenti i riflettori, arriva la domanda più importante: chi lo farà funzionare? La FIN chiarisce: nessun “paletto”, il dialogo con il Comune era già partito a luglio.

C’è un momento, nello sport, in cui finisce la gara e comincia la partita vera.

A Taranto quel momento è arrivato. Le medaglie sono state consegnate, le tribune hanno smesso di riempirsi, i riflettori dei Giochi del Mediterraneo si sono spenti. Ma lo Stadio del Nuoto, quello nuovo di zecca, quello che doveva rappresentare una delle eredità più importanti dell’appuntamento internazionale, è ancora lì. E adesso deve dimostrare di saper vivere anche senza i Giochi.

Ed è proprio qui che il bordo vasca comincia a raccontare un’altra storia.

Il Fatto Quotidiano, in un articolo pubblicato oggi, riporta le difficoltà legate all’eredità dei Giochi di Taranto e pone l’attenzione anche sul futuro delle strutture realizzate per l’evento. Tra queste, inevitabilmente, c’è lo Stadio del Nuoto: un investimento nell’ordine dei 41 milioni di euro, con due vasche olimpioniche da 50 metri, nato per diventare un punto di riferimento per il movimento natatorio pugliese e nazionale.

Una struttura di questa dimensione, però, non si mantiene con l’entusiasmo inaugurale.

Serve un progetto. Serve una gestione. E servono, soprattutto, risorse adeguate.

È qui che entra in scena la Federazione Italiana Nuoto. Perché nelle ultime ore il racconto di un presunto irrigidimento della FIN nei confronti del Comune di Taranto viene ricondotto a un quadro decisamente più articolato.

A fare chiarezza è Antonello Panza, segretario generale della Federazione Italiana Nuoto, che al nostro Direttore Christian Zicche conferma l’esistenza di un confronto già avviato nei mesi scorsi.

“Confermo che la Federazione era pronta a collaborare con il Comune a trovare una soluzione. Confermo che i primi contatti erano già intercorsi a luglio e che era necessario prevedere un contributo alle spese di gestione”.

Fin qui, dunque, nessuna porta chiusa.

Anzi. Panza aggiunge un elemento che diventa centrale per comprendere la questione economica dello Stadio del Nuoto: “Ho anche precisato che avevo avuto notizia che finiti i Giochi di Taranto i lavori sarebbero ripresi per il completamento dei lavori che prevedevano anche le batterie di accumulo del fotovoltaico, intervento che avrebbe aiutato a raggiungere un equilibrio dei costi gestionali”.

Tradotto dal linguaggio tecnico a quello molto più semplice del bordo vasca: il problema non era la piscina, ma come farla funzionare senza trasformarla in una macchina dai costi ingestibili.

E c’è un’ultima precisazione di Panza che merita di essere evidenziata, perché cambia anche il tono del confronto: “Nessun paletto, anzi, un apprezzamento per il lavoro svolto”.

Quindi, nessuna contrapposizione pregiudiziale. Nessuna porta sbattuta. Piuttosto, la necessità di mettere sul tavolo tutti gli elementi: costi di gestione, contributo pubblico, completamento degli interventi e sostenibilità energetica.

Perché una piscina olimpionica non è soltanto acqua, corsie e blocchi di partenza. È energia, personale, manutenzione, sicurezza, impianti tecnologici. E quando si parla di due vasche da 50 metri, la differenza tra una struttura utilizzata quotidianamente e una struttura destinata a diventare un costo permanente passa proprio dalla capacità di costruire un modello gestionale credibile.

Il fotovoltaico, in questo scenario, diventa molto più di un dettaglio tecnico. Il completamento con le batterie di accumulo può incidere sull’equilibrio energetico e, di conseguenza, sui costi complessivi della struttura.

È questa, probabilmente, la vera gara che Taranto deve ancora disputare.

Non contro un avversario in corsia, ma contro il rischio che un investimento straordinario possa non trovare una continuità altrettanto straordinaria nella gestione.

I Giochi del Mediterraneo hanno consegnato a Taranto un impianto nuovo, moderno e già battezzato da una manifestazione internazionale. Ora bisogna decidere cosa farne domani mattina. Società, giovani, atleti di alto livello, attività federale, manifestazioni nazionali e internazionali: le possibilità sono molte. Ma tutte hanno bisogno di una condizione preliminare: che lo Stadio del Nuoto possa essere sostenibile.

Swimbiz , questa volta, non sente il rumore dei blocchi di partenza.

Sente quello, molto più importante, delle serrande che dovranno continuare ad alzarsi.

Perché costruire una piscina da 41 milioni è una grande impresa. Riuscire a tenerla piena di acqua, atleti e futuro per i prossimi vent’anni è la vera medaglia da conquistare.

E quella, a Taranto, è una gara che non può finire con il fischio finale dei Giochi…to be continued.

palazzo@swimbiz.it

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