Anche per il nuoto paralimpico italiano è tempo di tirare le somme dopo una stagione ricca di grandi imprese e di un movimento sempre più ai vertici europei e mondiali. Va in archivio l’Europeo di Kocaeli, in Turchia, con un bottino di 61 medaglie: 29 ori, 16 argenti e 16 bronzi, che valgono il secondo posto nel medagliere alle spalle della “rediviva” Russia, tornata a gareggiare con bandiera e inno.
Un Europeo, bisogna ricordarlo, al quale l’Italia del responsabile tecnico Roberto Bonanni non era inizialmente destinata a partecipare, vista la situazione di instabilità dell’area mediorientale, con scenari di guerra ancora non sopiti. La scelta della Federazione Italiana Nuoto Paralimpico, guidata dal presidente Franco Riccobello, di portare comunque i nostri atleti in Turchia è stata premiata non soltanto dai risultati di rilievo, ma anche da un dato particolarmente significativo: 23 dei 24 azzurri convocati sono saliti sul podio. Il meglio del meglio del nostro movimento.
Ma proprio a Roberto Bonanni, che ha guidato la delegazione tecnica in Turchia, chiediamo, in esclusiva per Swimbiz, le sue considerazioni su questo Europeo e sul percorso che accompagnerà la Nazionale verso i prossimi due anni, con lo sguardo già rivolto alle Paralimpiadi di Los Angeles 2028.
Roberto, questi Europei di Kocaeli hanno confermato una Nazionale italiana protagonista assoluta. Qual è, al di là del numero delle medaglie, l’aspetto tecnico che più ti sta soddisfacendo del gruppo azzurro?
«L’Italia è una compagine forte storicamente e ad altissimo livello da tanti anni. Stiamo continuando questo trend, ma siamo anche in continuo movimento, con l’innesto di giovani dal sicuro futuro. C’è la volontà da parte della Federazione di far crescere anche le nuove leve tecniche: molti ex atleti di alto livello hanno affiancato i nostri atleti, sia tecnicamente sia per supportarli nelle strategie da adottare in gara.
A questi Europei erano presenti dieci tecnici: cinque dello staff e cinque di supporto, provenienti da varie società italiane importanti. È un modo per fare esperienza e crescere come tecnici. Un esempio è la pluricampionessa di nuoto Arianna Barbieri, tecnico delle Fiamme Gialle, che ha dato un grande apporto di sicurezza agli atleti, per esempio nella camera di chiamata, nello spogliatoio, ma anche nel pre-gara, con parole positive che riflettono le nostre direttive».
Stiamo vedendo atleti esperti affiancati da giovani che si stanno affacciando con risultati importanti sulla scena internazionale. Quanto è cresciuto il movimento italiano e quanto è importante questo ricambio generazionale in prospettiva Los Angeles 2028?
«Il ricambio generazionale non è ancora in atto. I nostri atleti attualmente in Nazionale sono ancora forti, sia fisicamente sia mentalmente, e sono fondamentali, come atleti più esperti, nei confronti dei più giovani. L’esempio lo abbiamo visto proprio qui: le new entry della Nazionale hanno vinto medaglie insieme ad atleti anche più grandi e mai convocati prima in Nazionale, come Luca Da Prato, vincitore della medaglia d’oro nei 100 dorso a 42 anni, o Letizia Milesi, oro nei 50 stile libero, 26 anni, ma mai presa in considerazione fino ad oggi.
Gli atleti che oggi teniamo sotto osservazione non sono soltanto giovani, ma anche elementi di sicuro interesse, che vengono motivati dalla convocazione in Nazionale e dall’attenzione che viene loro dedicata. Questo permette di fare un salto di qualità negli allenamenti, avendo obiettivi ben precisi.
Tutto questo fa sì che la prospettiva verso Los Angeles sia quella di volerci confermare ad altissimi livelli. Posso dire con sincerità che questo Europeo lo sentivo più importante del Mondiale dello scorso anno, nel quale abbiamo vinto il medagliere. Con 23 atleti siamo riusciti a tenere testa a una corazzata come quella russa, con 65 atleti, e a quella ucraina, con 40. Significa avere meno atleti, ma di altissimo livello. Alla ripresa della stagione faremo un’analisi su dove possiamo migliorare e su quali classi dobbiamo lavorare con maggiore attenzione».
Kocaeli rappresenta anche un banco di prova per valutare il lavoro svolto nei mesi successivi a Parigi 2024. Quali indicazioni state raccogliendo da questi Europei in vista del prossimo ciclo paralimpico?
«Il lavoro dello staff è ben delineato. Ci riuniamo con una call una volta a settimana per tutto l’anno, ogni componente ha compiti ben precisi e responsabilità sulle varie classi e facciamo un lavoro analitico, con la programmazione degli allenamenti da effettuare nel corso della stagione.
Il tutto parte dalla Federazione e dalla lungimiranza del presidente, dagli obiettivi che ci si pone, dai progetti ambiziosi ma concreti, dalla comunicazione ai rapporti internazionali e anche dalla scientificità che si vuole dare al nuoto paralimpico.
La strada è ben delineata, la via verso Los Angeles è ben chiara. Siamo partiti da questi Campionati Europei e abbiamo bene in mente tutte le tappe, dalle qualificazioni ai prossimi Campionati del Mondo, che ci porteranno a Los Angeles».
La Nazionale sta mostrando una notevole competitività in diverse classi e specialità. Quanto è diventato importante, nel lavoro dello staff tecnico, costruire percorsi sempre più personalizzati sulle caratteristiche dei singoli atleti?
«Con i delegati regionali il lavoro sul territorio ha assunto una notevole importanza, proprio per avere contezza delle qualità non solo degli atleti, ma anche dei tecnici.
Il presidente Franco Riccobello ha svolto, all’interno della Federazione, praticamente tutti i ruoli, da allenatore a CT della Nazionale e, per ultimo, quello di segretario generale. Ha una competenza altissima e un’esperienza che, quando ci confrontiamo, ci porta a essere sempre d’accordo sulle linee che vengono tracciate per raggiungere i risultati in tutti i settori interessati.
Sono consapevole e orgoglioso del ruolo che mi è stato affidato e cerco di dare il massimo contributo, sotto l’aspetto tecnico e organizzativo, per le Nazionali e per le convocazioni».
Guardando oltre il medagliere di Kocaeli, quali sono oggi le principali sfide che attendono la FINP e la Nazionale italiana per continuare a essere ai vertici del nuoto paralimpico internazionale?
«Abbiamo tracciato una linea che seguiamo, con una Federazione particolarmente forte e coesa, con ruoli ben precisi e determinati. Ma soprattutto c’è, tra gli atleti, grande consapevolezza della propria forza e grande motivazione per proseguire già da subito verso nuove sfide».
La rotta è dunque tracciata. Kocaeli consegna all’Italia non soltanto un medagliere da grande protagonista, ma soprattutto la consapevolezza di avere costruito un gruppo competitivo, profondo e capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità. Ventitré podi su ventiquattro convocati sono un dato che fotografa meglio di qualsiasi classifica la forza di questa Nazionale. Ora si riparte, perché nel nuoto paralimpico non c’è tempo per cullarsi sulle vittorie: Los Angeles 2028 è già all’orizzonte e la corsia azzurra, ancora una volta, è pronta a riprendere la sua corsa.
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