Il presidente della FIN rilancia il valore del volontariato e del lavoro delle società sportive. Tra eccellenza tecnica, funzione sociale e caro energia, il futuro del movimento passa dalla sostenibilità degli impianti e dalla continuità della programmazione.
Il nuoto italiano costruisce i propri successi partendo dalla base: le società sportive, i tecnici e i dirigenti che ogni giorno sostengono l'attività dentro e fuori dalla vasca. È questo il messaggio lanciato da Paolo Barelli, presidente della Federazione Italiana Nuoto, intervenuto all'“Aperti - Confesercenti Forum 2026” a Roma, in un confronto con Stefano Mei, presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera, moderato da Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport - Stadio.
Barelli ha sottolineato come i risultati internazionali del nuoto italiano siano il prodotto di un sistema costruito nel tempo, composto da circa 1.500 società affiliate alla FIN, da una rete di tecnici altamente qualificati e da una programmazione che si sviluppa da oltre vent'anni. Campioni come Gregorio Paltrinieri e Sara Curtis rappresentano la parte più visibile di un movimento alimentato da milioni di praticanti e dal lavoro quotidiano delle società.
Accanto all'eccellenza agonistica, il presidente federale ha ribadito il valore sociale del nuoto, ricordando quanto sia fondamentale imparare a nuotare in un Paese con circa 8.000 chilometri di coste e numerosi specchi d'acqua interni. La capacità di formare nuovi atleti si accompagna così a una missione educativa e di sicurezza, che rende le piscine un presidio importante per le comunità.
Non mancano, tuttavia, le criticità. Tra i problemi più rilevanti c'è il costo di gestione degli impianti natatori, appesantito dal rincaro dell'energia e, in particolare, del gas necessario per riscaldare le vasche. Una pressione economica che mette in difficoltà i gestori e rende ancora più determinante il contributo dei dirigenti sportivi, chiamati a investire risorse, competenze e passione per garantire la continuità delle attività.
Nel suo intervento, Barelli ha inoltre evidenziato le carenze infrastrutturali del sistema italiano, a partire dalla scarsità di piscine nelle scuole. In questo contesto, sono spesso le associazioni sportive a compensare le mancanze dell'intervento pubblico, offrendo opportunità di pratica e contribuendo alla diffusione dello sport sul territorio.
Il presidente FIN ha richiamato anche l'importanza della programmazione e della stabilità tecnica, citando il percorso federale e l'impegno nella realizzazione di 13 centri federali per un totale di 32 piscine, oltre al sostegno alle società in difficoltà.
Il messaggio emerso dal Forum è chiaro: i successi del nuoto italiano non nascono soltanto dai campioni, ma da una rete di società che ne rappresenta il fondamento. Per consolidare questo modello sarà essenziale riconoscere il ruolo del volontariato, sostenere chi gestisce gli impianti e garantire condizioni economiche che permettano alle società di continuare a svolgere la propria funzione sportiva e sociale.
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Fonte: Federazione Italiana Nuoto, 12 ottobre 2026.






