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Taranto, non lasciate le piscine in corsia di sorpasso. Lo Stato investa anche sul futuro del nuoto pugliese

Dal Foro Italico a Caserta, segnali concreti di attenzione per l’impiantistica natatoria. Ma a Taranto restano due piscine olimpioniche senza un concessionario. L’appello alle istituzioni: i Giochi del Mediterraneo non possono finire con una serranda abbassata.

C’è un’Italia che costruisce, investe e guarda al futuro del nuoto. È quella che si vede nella copertura dello Stadio del Nuoto del Foro Italico, un intervento che accende i riflettori sulla necessità di rendere sempre più moderne ed efficienti le grandi infrastrutture sportive del Paese. È quella che emerge anche dalla visita del presidente di Sport e Salute, Marco Abodi, allo Stadio del Nuoto di Caserta, testimonianza di un’attenzione istituzionale che può e deve tradursi in opportunità concrete per il movimento natatorio.

Bene. Anzi, benissimo. Perché il nuoto italiano non vive soltanto di medaglie, campioni e record. Ha bisogno di impianti, programmazione, investimenti e, soprattutto, di una visione capace di andare oltre il taglio del nastro. Ma proprio mentre si moltiplicano i segnali di un’Italia che vuole credere nello sport e nelle sue strutture, c’è una domanda che non può più restare senza risposta: e Taranto?

La città che che si era preparata a vivere la grande sfida dei Giochi del Mediterraneo con entusiasmo si ritrova davanti a un paradosso che rischia di diventare una ferita sportiva e sociale. Lo Stadio del Nuoto "Torre d'Ayala con le due piscine olimpioniche, un patrimonio impiantistico di straordinario valore, eppure ancora senza un concessionario che ne assicuri la gestione. Un nodo che pesa sul futuro di queste strutture e che impone alle istituzioni di accelerare, prima che il tempo trasformi una grande opportunità in un’occasione mancata.

Perché costruire o completare un impianto è soltanto il primo tempo della partita. Il secondo, quello decisivo, si gioca sulla gestione. Servono soggetti affidabili, sostenibilità economica, risorse per i costi energetici, manutenzione e un progetto sportivo capace di coinvolgere società, atleti, scuole e famiglie. Senza tutto questo, anche la piscina più bella rischia di restare una splendida fotografia.

E Taranto non può permetterselo. Non dopo gli investimenti, non dopo le aspettative alimentate dai Giochi, non dopo aver acceso i riflettori su un territorio che ha bisogno di infrastrutture sportive moderne e funzionali. Sarebbe un controsenso consegnare alla città impianti di livello olimpionico senza garantire loro una prospettiva concreta di utilizzo.

L’appello, allora, è diretto alle istituzioni nazionali e locali, a Sport e Salute, alla Regione Puglia e al Comune di Taranto: non dimenticatevi delle due piscine olimpioniche. La stessa attenzione che accompagna gli interventi al Foro Italico e che si manifesta nei sopralluoghi agli impianti del territorio deve tradursi anche in una soluzione per Taranto. Non si tratta di chiedere corsie preferenziali, ma di rivendicare pari dignità per un progetto che può lasciare un’eredità importante allo sport italiano.

Il nuoto pugliese conosce fin troppo bene il prezzo delle occasioni perdute. I talenti crescono, si allenano e troppo spesso sono costretti a cercare altrove le condizioni necessarie per proseguire il proprio percorso. Ecco perché le piscine tarantine non sono soltanto un capitolo amministrativo o una questione di concessioni: rappresentano una possibile risposta alla necessità di creare nuove opportunità per le società e per le future generazioni di nuotatori.

I Giochi del Mediterraneo dovevano essere un punto di partenza, non un evento isolato. La vera medaglia si conquisterà dopo l’ultima gara, quando le luci si spegneranno sulle cerimonie e resterà da dimostrare che quegli impianti possono vivere ogni giorno, accogliendo sport, formazione e partecipazione.

Il conto alla rovescia non riguarda soltanto l’appuntamento internazionale. Riguarda il futuro. E il futuro non può essere affidato alle promesse.

Le piscine si costruiscono con i fondi, si completano con il lavoro e si salvano con le idee. Ma soprattutto si tengono vive con una gestione. Taranto aspetta risposte: non lasciamo che due vasche olimpioniche diventino l’ennesima occasione mancata per il nuoto italiano.

palazzo@swimbiz.it

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